
Un nuovo studio pubblicato su Journal of Nanobiotechnology[1] rivela come le nanoplastiche possano influenzare il comportamento dell’Escherichia coli O157:H7, rendendolo più virulento e potenzialmente più pericoloso per la salute umana.
Plastica invisibile, batteri più aggressivi
Le nanoplastiche, piccolissime particelle derivate dalla plastica, sono ormai diffuse ovunque: acqua, cibo, suolo. Il gruppo di ricerca guidato da Pratik Banerjee dell’Università dell’Illinois ha studiato cosa accade quando l’Escherichia coli O157:H7 — batterio responsabile di gravi intossicazioni alimentari — entra in contatto con queste particelle. I risultati mostrano che le nanoplastiche con carica positiva causano stress nei batteri, inducendoli a produrre maggiori quantità di tossina Shiga, la molecola responsabile dei danni intestinali negli esseri umani.
La carica elettrica conta
I ricercatori hanno utilizzato nanoplastiche di polistirene con cariche diverse — positiva, neutra e negativa — osservando reazioni molto diverse. Quelle con carica positiva si sono legate più facilmente ai batteri, rallentandone inizialmente la crescita ma stimolando anche un aumento della loro aggressività. Non solo: i batteri trattati con queste particelle si sono aggregati in biofilm con maggiore difficoltà, ma hanno mostrato un incremento nella produzione di tossine e nell’espressione di geni legati alla virulenza.
Biofilm e resistenza
Anche i batteri protetti da biofilm, strutture che li rendono più resistenti e difficili da eliminare, hanno subito stress se esposti alle nanoplastiche. Nonostante la protezione offerta dalla matrice del biofilm, l’Escherichia coli ha comunque aumentato la produzione di tossine. Secondo Banerjee, queste strutture sono già note per la loro pericolosità in campo medico e alimentare, e l’interazione con le plastiche potrebbe renderle ancora più insidiose.
Un rischio per la salute pubblica
Oltre a potenziare l’aggressività batterica, le nanoplastiche potrebbero contribuire alla diffusione di geni per la resistenza agli antibiotici. Studi paralleli dello stesso gruppo stanno analizzando come questi batteri modificati si comportano negli alimenti e nel suolo. La prospettiva inquietante è che l’inquinamento da plastica, già noto per i suoi effetti ambientali, possa anche facilitare l’emergere di super-batteri più difficili da controllare.


