Nanoplastiche possono accumularsi nelle piante inibendone la crescita

Arabidopsis thaliana (credito: Alberto Salguero Quiles, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

Uno studio che mostra che le nanoplastiche possono accumularsi anche nella struttura delle piante arriva da uno scienziato ambientale dell’Università del Massachusetts, Baoshan Xing, che insieme ai colleghi cinesi dell’Università di Shandong ha fatto diversi esperimenti e ha pubblicato i risultati su Nature Nanotechnology.
L’accumulo delle stesse nanoplastiche nelle piante avrebbe conseguenze non solo a livello ecologico ma anche per quanto riguarda la resa agricola e dunque la sicurezza alimentare, come spiega lo stesso Xing in un comunicato apparso sul sito della stessa università americana.

I ricercatori hanno svolto esperimenti sullaArabidopsis thaliana, una pianta da fiore originaria dell’Eurasia e dell’Africa, più che altro un’erbaccia che si può trovare comunemente ai bordi delle strade delle nostre città e dovunque ci sia un po’di terra.
Nel corso degli esperimenti i ricercatori si accorgevano che questa pianta può assorbire le nanoplastiche che si trovano nell’ambiente le quali si accumulano nei suoi tessuti e nelle sue molecole. La scoperta è stata effettuata tramite analisi microscopiche, molecolari e genetiche.

Parliamo infatti di pezzettini di plastica di livello microscopico, a volte grandi addirittura quanto una proteina o un virus.
Gli stessi agenti atmosferici, poi, cambiano le probabilità fisiche di queste molecole di plastica creando su di loro delle cariche superficiali. Diventano dunque diverse dalle nanoplastiche di polistirene che di solito si utilizzano in laboratorio e che non sono state a contatto con l’ambiente e con l’aria come lo è invece una vera nanoplastica inquinante: “Questo è il motivo per cui abbiamo sintetizzato nanoplastiche di polistirene con cariche superficiali positive o negative da utilizzare nei nostri esperimenti”.

I ricercatori hanno inoltre eseguito un altro esperimento coltivando piante di Arabidopsis inserendo nel suolo delle nanoplastiche. Dopo sette settimane i ricercatori si accorgevano che le piante risultavano più basse delle piante di controllo e che in generale avevano meno biomassa: risultavano più piccole e le radici erano più corte. Se si applicano risultati del genere all’agricoltura, si ottengono piante con una resa più bassa e con un valore nutrizionale minore.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Dati articolo

Resta aggiornato su Facebook