NASA crea algoritmo per prevedere frane in tempo reale di tutto il mondo

Credito: NASA's Goddard Space Flight Center / Scientific Visualization Studio (frame di un'animazione che mostra rischi di potenziali frane mese per mese negli ultimi 15 anni, per l'animazione completa clicca qui)

La NASA, in un comunicato stampa, ha annunciato che sta progettando un sistema di modellazione computerizzata in grado di prevedere le attività affannose in qualsiasi parte del mondo praticamente in tempo reale.
Secondo la NASA, questo sistema di “predizione”, testato dal Goddard Space Flight Center, usa la pioggia per prevedere le frane, dato che questo fenomeno atmosferico è la causa principale, in certe zone assoluta, delle frane e degli smottamenti un po’ in tutto il mondo. Calcolando la variabile relativa alle piogge, è dunque possibile calcolare anche il rischio delle frane.

Se le condizioni di un determinato terreno sono infatti già instabili, piogge ad una certa intensità possono agire un po’ come la goccia che fa traboccare il vaso innescando il movimento di fango, rocce o detriti (o tutti insieme).
Probabilmente più che per le previsioni (dato che realizzarle in ogni parte del mondo servirebbe una forza computazionale forse ancora non disponibile), questo modello computerizzato è stato progettato per aumentare la comprensione di questi fenomeni geologici e, come riferisce lo stesso comunicato della NASA, per “migliorare le stime dei modelli a lungo termine”.

Riferisce su questo aspetto anche Dalia Kirschbaum, una delle autrici dello studio: “Le frane possono causare distruzione e incidenti mortali, ma in realtà non abbiamo la piena consapevolezza di dove e quando si possono verificare frane per informare la risposta e la mitigazione dei disastri. Questo modello aiuta a individuare il tempo, la posizione e la gravità dei potenziali rischi di frane quasi in tempo reale in tutto il mondo”.

Quello che fa l’algoritmo è identificare prima le aree con intense precipitazioni, di quelle persistenti che possono durare per ore o giorni. I dati relativi a questa prima fase sono forniti da satelliti sviluppati dalla NASA nel contesto della missione Global Precipitation Measurement (GPM) e sono relativi agli ultimi sette giorni di osservazione.

Lo stesso modello realizza quindi una mappa di sensibilità per determinare le aree più soggette a rischio di frane. Questa seconda fase si basa in particolare su diverse caratteristiche nelle vicinanze dell’area individuata nella prima fase che possono aumentare il rischio di frane, come ad esempio la costruzione di strade strutture, la eventuale rimozione di alberi, la presenza di una faglia tettonica e la ripidità delle colline.

Fonti e approfondimenti



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