NASA investe nella ricerca di mondi oceanici per scoprire vita extraterrestre

Esempio di come può essere strutturato un oceano sotto uno strato ghiacciato su un mondo alieno. Pennacchi di gas possono fuoriuscire dalla superficie ghiacciata e possono fornire molte informazioni (credito: Woods Hole Oceanographic Institution)

La NASA annuncia nuovi importanti finanziamenti per uno nuovo programma che si concentrerà soprattutto sulla ricerca di esopianeti o di lune che abbiano oceani di acqua liquida, sulla propria superficie ma anche sotto una coltre ghiacciata.
Il nuovo programma, denominato Exploring Ocean Worlds (ExOW), avrà sede presso il Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI), un’organizzazione no profit indipendente, e l’annuncio è stato fatto alla Astrobiology Science Conference (AbSciCon) del 2019 a Seattle.

Lo scopo principale del progetto è stato descritto dal ricercatore capo di WHOI, Christopher German: cercare mondi oceanici nonché capire quali misure e quali tipologie di osservazioni effettuare per comprendere la possibilità reale di esistenza di vita.
Il progetto WHOI farà parte di una più grande rete, denominata Network for Ocean Worlds (NOW), che supporterà tutte le idee e i nuovi progetti per accelerare la ricerca di pianeti extrasolari con oceani liquidi che possano ospitare la vita. La rete sarà guidata, tra gli altri, dallo stesso German, nonché da Alison Murray (Desert Research) e da Alyssa Rhoden (Southwest Research).

Questi annunci fanno comprendere quanto gli oceani alieni stiano scalando posizioni in una ideale classifica in merito ai luoghi nel cosmo dove si pensa possa esistere la vita.
E in tal senso il primo pensiero può andare a quei mondi, presenti anche nel nostro sistema solare, ricoperti in superficie da ghiaccio ma che sembrano avere oceani liquidi sotto la loro superficie.
Lo fa comprendere chiaramente lo stesso German: “La nostra migliore scommessa è guardare verso la crescente lista di mondi oceanici coperti di ghiaccio proprio qui nel nostro sistema solare”.

La chiave, secondo lo stesso ricercatore, sarà continuare ad esplorare in maniera sempre più dettagliata e con nuovi metodi il nostro oceano per comprendere sempre di più quanto la vita possa adattarsi in ambienti considerabili come estremi.
Inoltre questa metodologia potrà rivelarsi utile per sviluppare nuove tecnologie onde esplorare quelle lune intorno a Giove e Saturno che sembrano avere oceani sotterranei liquidi sotto una superficie ghiacciata.

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