NASA pensa alla pubblicità per finanziarie le proprie missioni

Banner pubblicitari sui razzi in partenza per le missioni spaziali. Perché non ci avevano mai pensato prima? È la proposta che comincia a circolare negli uffici della NASA in queste settimane (ma probabilmente ci stanno pensando da anni): in futuro multinazionali private potrebbero acquistare, solo per fare un esempio, i diritti di denominazione della prossima missione della NASA che vedrà l’atterraggio su Marte di un nuovo rover.
Oppure marchi di grosse aziende potrebbero apparire sulle tute spaziali e sui caschi degli astronauti, proprio come avviene nella Formula uno.

Sono solo alcune delle ipotesi che qualcuno sta già facendo circolare ma in realtà ancora non è chiaro quali saranno le forme pubblicitarie che la NASA, almeno a livello concettuale, andrà ad esplorare nei prossimi mesi.
In ogni caso già ad agosto Jim Bridenstine, misuratore della NASA, aveva annunciato la formazione di un comitato che dovrà valutare tutte le modalità con le quali la NASA potrà diventare almeno in parte commerciale.

Significa che la stessa NASA potrà collaborare con gli inserzionisti al fine di poter”marcare” i propri veicoli spaziali con tanto di banner.
E non solo: anche gli astronauti, durante le varie missioni, potrebbero essere tenuti ad impegnarsi in pubblicità più o meno “occulte”; si parla già di veri e propri product placement in assenza di gravità.

Ma come si è arrivati a questo punto? La questione è che la NASA, già da diversi anni, sta tentando di compensare i costi delle sue missioni, che in taluni casi possono essere davvero molto alti, cercando di non pesare troppo sui contribuenti.
Inoltre, sempre secondo i fautori di questa nuova linea di pensiero, la stessa pubblicità, soprattutto quella effettuata dagli astronauti durante le missioni, contribuirà a migliorare l’esposizione delle attività spaziali della NASA nella cultura popolare.

Un bel cambiamento, non c’è che dire, dopo che per decenni la stessa NASA si è sempre opposta alla commercializzazione delle sue missioni. Tuttavia diverse modifiche legislative saranno necessarie affinché la più famosa delle agenzie pubbliche americane possa davvero “piegarsi” al mondo della pubblicità.

Fonti e approfondimenti

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