NASA sta esplorando vulcani sottomarini per capire probabilità di eventuale vita extraterrestre

Le agenzie spaziali nazionali spesso “allenano” i propri astronauti o i propri macchinari, prima di far partire determinate missioni, in ambienti sulla Terra che possono risultare simili agli ambienti che dovranno poi esplorare.
Ciò vale anche per quanto riguarda la ricerca della vita su altri pianeti.

A tal proposito un gruppo di scienziati dell’Università del Rhode Island sta supervisionando le spedizioni, finanziate in gran parte dalla NASA, della nave E/V Nautilus, un’imbarcazione per le esplorazioni scientifiche marine, nell’oceano Pacifico. Queste missioni servono in parte anche per testare le nostre capacità tecnologiche in relazione all’esplorazione futura di oceani di esopianeti oppure di lune quali Europa o Encelado, sulle quali si pensa ci siano grosse masse d’acqua. Ma servono soprattutto per comprendere come la vita possa svilupparsi in ambienti così difficili, sostanzialmente senza la luce del sole e con pochi nutrienti.

I ricercatori stanno in particolare esplorando, comandando un rover sottomarino rilasciato proprio dall’E/V Nautilus a distanza, un vulcano sottomarino al largo delle Hawaii.
I motivi sono spiegati da Julie Huber, chimica marina dell’Istituto oceanografico Woods Hole, impegnata proprio nella missione dell’E/V Nautilus: “Stiamo cercando di capire in che modo l’energia di questo vulcano può sostenere la vita e cosa significhi per come la vita possa essere supportata oltre la Terra. Più impariamo a capire come ottenere la vita senza la luce del sole, più apre le possibilità della vita in altri luoghi”.

Secondo gli scienziati, le reazioni chimiche che permettono la vita nei pressi di questi vulcani sottomarini potrebbero essere le stesse di quelle dei profondi oceani su Europa, su Encelado e su eventuali esopianeti con ambienti acquatici simili.

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