Nativi messicani estraevano ocra da grotte oggi sommerse già 12.000 anni fa

Alcune delle tracce trovate da ricercatori nelle grotte sottomarine al largo della penisola dello Yucatan, Messico, mostrano chiaramente il processo di estrazione di ocra (credito: DOI: 10.1126/sciadv.aba1219 | Science Advances, 03 lug 2020, Vol. 6, no. 27, eaba1219 )

Le prime prove di quello che poteva essere considerato solo un sospetto sono state trovate da un team di subacquei dell’Università del Missuori. Già migliaia di anni fa i nativi americani stanziati nelle regioni dell’attuale Messico erano solito introdursi in un ampio sistema di grotte nella penisola dello Yucatan, un sistema oggi permesso dalle acque marine, per ricavare un prezioso pigmento derivante dalla Terra argillosa presente in loco. Utilizzavano questo pigmento soprattutto come vernice grazie al suo intenso colore rosso.

La conferma è arrivata tramite un nuovo studio condotto da Brandi MacDonald, antropologa dell’Università del Missuori, che trova il fatto straordinario non solo per l’attività estrattiva in sé ma anche per l’opportunità che abbiamo oggi di esaminarla nei dettagli.
Prove così evidenti dell’estrazione di pigmenti di color ocra dell’età paleoindiana nel Nordamerica risulterebbero “un’incredibile opportunità per tutti noi”, come spiega la stessa scienziata su Usa Today.

Oltre ad essere utilizzato come vernice, questo pigmento potrebbe essere stato utilizzato dai nativi come antisettico, come una crema solare o anche come repellente per parassiti insetti.
Inoltre potrebbe essere stato usato anche per scopi rituali o simbolici, ad esempio durante gli atti funerari.

Si tratta della più antica prova dell’esistenza di una miniera di ocra nelle Americhe dato che, secondo i ricercatori, gli esseri umani hanno cominciato a sfruttarla in un periodo compreso già tra 12.000 e 10.000 anni fa.
Allora queste grotte non erano sommesse dall’acqua: solo a causa dell’innalzamento del livello del mare nel corso dei millenni esse si sono poi riempite di acqua marina.

Nonostante la presenza dell’acqua, le prove di estrazione dell’ocra erano evidenti e molto ben conservate. Tra di esse i subacquei, nel corso delle decine di immersioni che hanno effettuato, hanno infatti trovato strumenti di scavo e di estrazione di pigmento, detriti in frantumi accumulati dal lavoro umano ed altre tracce di scavo e di estrazione. Queste grotte sottomarine possono essere considerate una capsula del tempo, spiega Eduard Reinhardt, uno degli esperti subacquei che hanno partecipato alle immersioni. E gli stessi esperti lasciano intendere che resta ancora tantissimo da scoprire riguardo a queste grotte sottomarine al largo dello Yucatan.

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