Neanderthal utilizzavano resina per incollare utensili di pietra ai manici

alcune delle pietre analizzate che mostrano tracce di colla di resina di pino (credito: PLOS ONE, 2019, DOI: 10.1371/journal.pone.0213473)

Un’interessante scoperta è stata effettuata da un gruppo di ricercatori dell’Università del Colorado a Boulder, in collaborazione con altri istituti internazionali tra cui l’Università di Pisa, che hanno esaminato alcuni reperti di due grotte italiane.

I ricercatori hanno scoperto uno dei primi esempi conosciuti, a livello di ritrovamenti in Europa, di utilizzo di un collante per la costruzione di più proficui strumenti di pietra. Si tratta di un progresso tecnologico da non sottovalutare, in gergo denominato “hafting”.

I ricercatori hanno infatti scoperto che gli uomini di Neanderthal che vivevano in Europa nel periodo compreso tra 55.000 e 40.000 anni fa erano soliti raccogliere resina dei pini che utilizzavano poi per incollare gli strumenti di pietra a manici di legno o di ossa.
I ritrovamenti, rappresentati da più di un migliaio di utensili di pietra, sono stati effettuati nella Grotta del Fossellone e nella Grotta di Sant’Agostino, nei pressi della costa del Lazio.

In queste grotte hanno vissuto molti Neanderthal nel periodo del paleolitico medio, ossia diverse migliaia di anni prima che l’Homo sapiens ponesse piede sul continente europeo.
Nel corso delle ricerche, Paola Villa ha trovato tracce di quello che sembrava un adesivo utilizzato per tenere lo strumento attaccato al suo manico.

Le analisi, effettuate da Ilaria Degano dell’Università di Pisa, hanno confermato che si trattava di resina di pini locali mescolata con cera d’api.
Questo ennesimo studio mostra quanto fossero intelligenti gli uomini di Neanderthal, nell’immaginario collettivo, forse a sproposito, visti di solito come più rozzi e meno incapaci rispetto all’Homo sapiens.

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