Negli anni 2010 piante hanno catturato molto meno carbonio rispetto agli anni 90

La capacità di rimozione del biossido di carbonio dall’aria, in particolare quello prodotto dall’uomo, da parte delle foreste tropicali in tutto il mondo sta diminuendo secondo un nuovo studio pubblicato su Nature.
I ricercatori hanno analizzato i dati di tracciamento di più di 300.000 alberi raccolti nel corso di più di trent’anni in una collaborazione scientifica internazionale guidata da ricercatori dell’Università di Leeds.

Le foreste tropicali sono infatti essenziali perché assorbono il carbonio presente nell’aria e ciò contrasta il riscaldamento globale in corso. Questo carbonio viene immagazzinato nelle piante e negli alberi, caratteristica per la quale le stesse foreste tropicali, in particolare quelle amazzoniche, sono state denominate “pozzi di carbonio”.
Questo processo di “sequestro” di carbonio durerà ancora per decenni ma il nuovo studio mostra che l’assorbimento di carbonio complessivo delle foreste tropicali in tutto il mondo ha raggiunto un picco negli anni 90.

Nel 2010 la capacità di assorbire carbone da parte della foresta tropicale sembra infatti essere diminuita di un terzo e ciò sarebbe da ricondurre anche al disboscamento e alla morte degli alberi.
Riguardo a questa preoccupante tendenza al ribasso, Wannes Hubau, uno dei ricercatori impegnati nello studio, dichiara: “Combinando i dati provenienti dall’Africa e dall’Amazzonia abbiamo iniziato a capire perché queste foreste stanno cambiando, con livelli di anidride carbonica, temperatura, siccità e dinamiche forestali fondamentali. L’anidride carbonica supplementare stimola la crescita degli alberi, ma ogni anno questo effetto viene sempre più contrastato dagli impatti negativi delle alte temperature e della siccità che rallentano la crescita e possono uccidere gli alberi”.

Lo dimostrano anche i dati grezzi: negli anni 90 le foreste tropicali hanno rimosso circa 46 miliardi di tonnellate di anidride carbonica dall’atmosfera. Negli anni 2010 la quantità si è fermata 25 miliardi di tonnellate.
La perdita di capacità di assorbimento può essere comparata ad un decennio di emissioni di combustibili fossili prodotte da Germania, Regno Unito, Francia e Canada insieme.

E ancora, le foreste tropicali tutto il mondo negli anni 90 hanno rimosso il 17% delle emissioni di biossido di carbonio prodotte dall’uomo, negli anni 2010 ne hanno rimosso solo il 6%.
Non è solo questione di alberi che non ci sono più, e dunque di disboscamento, ma anche della capacità degli alberi ancora intatti di sequestrare lo stesso quantitativo di carbonio come avveniva negli anni 90. Ciò è mostrato soprattutto dalle foreste amazzoniche ed è dovuto al fatto che le piante sono esposte a temperature sempre più elevate e questi aumenti di temperatura procurano danni molto gravi alle piante fino a causarne la morte.

Secondo Simon Lewis, autore senior dello studio, è solo questione di tempo fino a quando le foreste tropicali del mondo non saranno più in grado di catturare carbonio: “Dopo anni di lavoro in profondità nelle foreste pluviali del Congo e dell’Amazzonia, abbiamo scoperto che uno degli impatti più preoccupanti del cambiamento climatico è già iniziato. Questo è decenni avanti rispetto anche ai modelli climatici più pessimisti”.

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