Noto composto psichedelico è prodotto anche nei cervelli dei mammiferi

Un gruppo di scienziati ha scoperto che la dimetiltriptamina (DMT), una molecola che è un principio attivo che è presente in alcune piante allucinogene, viene prodotta da due enzimi di neuroni nel cervello dei mammiferi.

La dimetiltriptamina è storicamente utilizzata da varie culture nel corso di rituali che prevedono stati allucinogeni, primo fra tutti quelli realizzati da diversi popoli indigeni delle Americhe per le loro cerimonie religiose o sacre. È stata poi sintetizzata in laboratorio solo nel 1931.
Uno degli autori dello studio, Jimo Borjigin, ricercatore del dipartimento di fisiologia molecolare ed integrativa dell’Università del Michigan, si è rifatto al lavoro di un altro ricercatore, Rick Strassman.

Quest’ultimo a metà degli anni 90 ha condotto diversi esperimenti sugli umani sottoposti a DMT per iniezione endovenosa, esperimenti che lo hanno convinto che la ghiandola pineale presente nel nostro corpo potesse produrre e secernere in maniera naturale questa sostanza.
Borjigin ha ripreso questo lavoro pensando che sarebbe stato relativamente facile individuare la sostanza in questa ghiandola utilizzando un rilevatore di fluorescenza. Ha dunque eseguito esperimenti sui ratti raccogliendo campioni di ghiandola pineale dai roditori e analizzandoli in laboratorio. Le analisi hanno confermato la presenza di DMT, e ciò avveniva già nel 2013.

Il ricercatore però non era soddisfatto: voleva capire in quale zona del corpo veniva sintetizzata la sostanza.
Ha quindi lavorato con il suo studente Jon Dean, autore principale di un ulteriore studio appena pubblicato su Scientific Reports, eseguendo esperimenti usando un processo denominato ibridazione in situ che prevede analisi di filamenti di DNA per localizzare sequenze specifiche di RNA in un tessuto.

Hanno dunque scoperto che sono gli enzimi di determinati neuroni cerebrali a sintetizzare la DMT. Hanno scoperto anche che questa sostanza non andava poi a finire solo nella ghiandola pineale ma si trovano anche in altre parti del cervello, come la neocorteccia e l’ippocampo.

Infine hanno scoperto che i livelli di questa sostanza aumentano nei ratti sottoposti ad arresto cardiaco, cosa che giustificherebbe le esperienze di premorte che per certi versi possono essere considerate simili alle esperienze allucinogene che la sostanza produce quando la si assume attraverso le piante.

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