Nove insetti su dieci negli ospedali inglesi trasportano batteri pericolosi

Nove insetti su 10 presenti negli ospedali inglesi trasportano batteri pericolosi: è questa la conclusione a cui è arrivato uno studio della Aston University che rimarca ancora una volta l’importanza dell’igiene e dell’attenzione alla propagazione dei batteri patogeni nelle strutture ospedaliere.

I ricercatori hanno raccolto, utilizzando vari metodi tra cui trappole a luce ultravioletta e trappole appiccicose, più di 20.000 esemplari di insetti, di cui la maggior parte rappresentata da mosche di varie specie, in sette ospedali inglesi.
Analisi microbiologiche hanno poi dimostrato che 9/10 di questi insetti erano vettori di batteri che possono essere considerati come potenzialmente dannosi. Tra questi ultimi si possono trovare, per esempio, l’Escherichia coli, la salmonella e lo stafilococco aureo.

Le aree ospedalieri in cui sono stati raccolti gli insetti erano rappresentate anche da quelle aree in cui sono preparati o conservati alimenti per i pazienti, le aree destinate ai visitatori o al personale nonché reparti considerabili come particolarmente “sensibili”, come le unità neonatali e i settori dedicati alla maternità.
Oltre 1/4 degli insetti raccolti era rappresentato da mosche domestiche e moscerini mentre un altro 14% era rappresentato da rincoti (tra questi ultimi vi erano anche gli afidi).

I ricercatori hanno isolato 86 ceppi batterici, il 41% dei quali rappresentati da enterobatteriacee (tra questi vi erano anche l’Escherichia coli e la salmonella).
Altri batteri trovati da ricercatori erano quelli appartenenti ai gruppi dei bacilli e degli stafilococchi. I 53% dei ceppi analizzati risultava resistente a uno o più antibiotici.

Secondo Federica Boiocchi, la principale autrice dello studio, l’aspetto più interessante di questi risultati è rappresentato proprio dalla “alta alta percentuale di batteri resistenti ai farmaci trovati in questi campioni”.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo


Resta aggiornato su Facebook

Commenta per primo