Nuova sostanza per depressione e dipendenza simula effetti dell’ibogaina

Ibogaina (credito: DMTrott in The Honest Drug Book, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)

Una sostanza chimica che simula gli effetti dell’ibogaina, una droga che solo negli anni 1950 prese piede in Occidente, è stata messa a punto da un team di ricercatori affinché possa essere d’aiuto per curare la depressione e la dipendenza. Questa sostanza è già stata testata, con un buon grado di successo, sui topi.

Ibogaina, sostanza allucinogena delle tribù Bwiti in Gabon

Fu proprio negli anni 50 del secolo scorso che l’ibogaina, che viene usata da secoli dalle tribù Bwiti in Gabon come allucinogeno, fu inizialmente usata per combattere la dipendenza e la depressione, come una sorta di medicina. L’idea non si rivelò un grande successo: questa sostanza, che può essere trovata in diverse piante ma soprattutto in quella dell’iboga (Tabernanthe iboga), provoca anche spiacevoli effetti collaterali tra cui attacchi di cuore. Anche per questo è una droga vietata nella maggior parte del mondo.

Nuova sostanza può essere un punto di svolta

Questa nuova sostanza, tuttavia, fanno intendere i ricercatori, potrebbe essere una buona alternativa in quanto considerabile come una “cugina” non tossica dell’ibogaina.
Si tratta di un “punto di svolta”, come lo chiama Matthew Johnson, uno psicologo esperto di allucinogeni della Johns Hopkins University, non coinvolto nel progetto, che rilascia alcune dichiarazioni su Science.

Nuovo composto denominato tabernanthalog

Il team di ricercatori che ha creato la nuova sostanza, guidato da David Olson, un neuroscienziato chimico dell’Università della California a Davis, ha infatti creato un nuovo composto denominato tabernanthalog (TBG). Questo composto riduce in maniera drastica l’atteggiamento di ricerca di alcol e di eroina nei topi pur non producendo particolare effetti collaterali. Nel corso degli esperimenti bastava una singola iniezione che proteggeva contro la ricaduta nell’utilizzo di eroina fino a due settimane.

Sembra non causare dipendenza

Altro punto a favore di questa sostanza sta nel fatto che non stimola i centri di ricompensa del cervello e dunque, almeno potenzialmente visto che non è stata mai sperimentata sugli umani, non causerebbe dipendenza. In pratica la sostanza offre gli effetti benefici dei farmaci psicoattivi senza allucinazioni e senza problemi di dipendenza.

Ci sarà bisogno di esperimenti sugli esseri umani

Naturalmente ci sarà bisogno di esperimenti sugli esseri umani per capire se anche su di essi potrà avere lo stesso effetto e non è detto che gli effetti saranno gli stessi, come spesso accaduto con altre sostanze che hanno un meccanismo neurologico simile su determinati animali quali i ratti ma che poi non hanno funzionato sugli esseri umani.

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