Nuova tecnica CRISPR “annidata” consente utilizzo di frammenti lunghi di DNA

Schema della tecnica del CRISPR annidato (credito: IDIBELL)

Come già riferito in più occasioni, CRISPR si sta rivelando una tecnica biomedica i cui riverberi, in termini di effetti positivi, si stanno avvertendo in più discipline. Tuttavia le limitazioni sembrano ancora parecchie e una di quelle più importante è relativa alla creazione di frammenti più grandi, sostanzialmente quelli fatti di più nucleotidi, nel genoma.
Ciò può portare a scarsa efficienza e a risultati non sempre altezza delle aspettative, ad esempio nelle fasi di clonazione.

Eseguendo esperimenti sul tanto martoriato Caenorhabditis elegans, un vermiciattolo considerato come la cavia principe in moltissimi settori di ricerca, un gruppo di studiosi ha ideato una nuova tecnica denominata Nested CRISPR (CRISPR annodato).
Si tratta di un metodo di clonazione che permette l’inserimento di lunghi frammenti di DNA in due fasi:una piccola parte del frammento, di solito composta da meno di 200 nucleotidi, viene inserita nel genoma; durante la seconda fase questo frammento corto funge da “nido”, come se fosse una piattaforma di atterraggio sulla quale si può, in relativa sicurezza, innestare il frammento più lungo (quello composto da migliaia di nucleotidi).

Il lavoro è stato presentato su Genetics e fa parte della tesi di dottorato di Jeremy Vicencio che ha lavorato insieme ai ricercatori Carmen Martínez e Xènia Serrat.
La nuova tecnica ha subito riscosso notevole attenzione all’interno di tutto il comparto inerente alle CRISPR.

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