Nuove scoperte su come si sono sviluppati gli esseri viventi multicellulari

Amphimedon compressa, Una spugna (credito: Nick Hobgood, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

Un risultato che contraddice anni di tradizione scientifica. È questa la conclusione relativa al proprio studio fatta dal professor Bernie Degnan dell’Università del Queensland il quale, insieme ai colleghi ed utilizzando una nuova tecnologia, ha studiato come si sono sviluppati gli esseri multicellulari.

Nello studio, pubblicato su Nature, viene infatti dichiarato che la struttura cellulare dei primi animali multicellulari sulla Terra non assomiglia a quelle delle moderne spugne ma probabilmente a quella di una cellula staminale.

Questa affermazione smentisce dunque l’idea di vecchia data secondo cui gli animali multicellulari sulla Terra si siano sviluppati da un antenato monocellulare simile ad un odierno coanocita, un tipo di cellula della cavità gastrale degli odierni poriferi.

Un motivo che spingerebbe a supportare la teoria di Degnan sarebbe rappresentato dal fatto che, come riferisce lo stesso scienziato, la multicellularità ha portato ad una complessità incredibile tanto che gli organismi multicellulari odierni differiscono da oltre il 99% di tutta la biodiversità che può essere vista solo al microscopio.

Secondo Sandie Degnan, autrice senior dello studio, le firme trascrittomatiche dei coanociti delle spugne odierne e dei coanoflagellati, l’organismo monocellulare considerato il parente più vicino agli animali, non coincidono e questo “significa che questi non sono gli elementi costitutivi fondamentali della vita animale che inizialmente pensavamo fossero”.

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