Nuove viti ossee biodegradabili per chirurgia dei tendini sviluppare da scienziati

Il nuovo dispositivo chirurgico è una vite chirurgica chesecerne citrato per aiutare la guarigione dei tessuti (credito: Acuitive Technologies)

Un nuovo tipo di viti ossee biodegradabili per la fissazione chirurgica dei tendini è stato sviluppato da un team di ricerca capitanato da Jian Yang della Penn State e Guillermo Ameer della Northwestern University. Questo nuove viti servono per riattaccare i tessuti danneggiati e, una volta svolto questo compito, vengono riassorbite dal corpo facilitando di fatto la guarigione stessa. Il nuovo sistema ha già ottenuto l’autorizzazione dalla FDA statunitense e tra breve verrà immesso sul mercato con il nome di CITRELOCK.

Le nuove viti sono fatte di uno speciale biomateriale sintetico a base di citrato denominato CITREGEN e creato dalla Acuitive Technologies. A differenza delle viti ossee biodegradabili, che di fatto non sono una novità, come spiega lo stesso Yang, tendono a non causare l’infiammazione cronica: “Il nostro materiale CITREGEN è composto principalmente da citrato, il componente principale del ciclo di Krebs di cui abbiamo bisogno per produrre energia nelle nostre cellule. Quando il nostro materiale si degrada, rilascia citrato direttamente alle cellule per aiutare meglio i tessuti a guarire”.

Queste nuove viti possono essere utilizzate non solo per attaccare i tessuti molli, come i tendini o i legamenti, alle ossa ma anche per facilitare la stessa guarigione grazie ad un’infusione diretta di citrato che, secondo quanto spiegano i ricercatori, fornisce il livello di energia necessario per alimentare la stessa rigenerazione dei tessuti molli dell’osso. Mentre la vite viene assorbita pian piano dal tessuto che la circonda, infatti, l’eluizione del citrato è continua.

Tra le operazioni per le quali queste nuove viti biodegradabili potrebbero risultare molto utili ci sono, come spiegano i ricercatori, la riparazione della cuffia dei rotatori, il trattamento delle ferite causate da ulcere diabetiche, la rigenerazione dei nervi, eccetera.
Secondo Ameer queste nuove viti, quando usate “per fabbricare dispositivi per la ricostruzione di tessuti come legamenti, vasi sanguigni, vescica e ossa “hanno portato a risultati “impressionanti e oltre le aspettative”.

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