Nuovi polimeri autoriparanti e riciclabili aderiscono nell’aria o sott’acqua

I ricercatori hanno creato lui polimeri autoriparantesi, con la memoria di forma e riciclabili (credito: Matt Linguist)

Una nuova famiglia di polimeri dalle caratteristiche e dalle proprietà interessanti è stata ideata da un team di ricercatori della Texas A&M University e dell’Army Combat Capabilities Development Command Army Research Laboratory.
È da decenni che gli esseri umani cercano di ricreare in laboratorio alcune delle caratteristiche dei tessuti del nostro corpo, tra cui quelli dei muscoli della pelle, molto difficili da ottenere artificialmente.
In questo caso i ricercatori dichiarano di avere creato dei materiali sintetici con un livello di durezza che può andare dalla “consistenza ultra morbida” a quella “estremamente rigida”.

Questi materiali, inoltre, risultano riciclabili e stampabili in 3D, si autoriparano e sono riciclabili. Ultima caratteristica, ma non in ordine di importanza, sta nel fatto che riescono ad aderire l’uno all’altro in maniera naturale sia nell’aria che sott’acqua.
I nuovi materiali, descritti in uno studio apparso su Advanced Functional Materials, possono offrire, dunque, sia la morbidezza classica della gomma che la resistenza della plastica dura, come spiega Svetlana Sukhishvili, professoressa del Dipartimento di Scienza ed Ingegneria dei Materiali e autrice corrispondente della ricerca.
Questi stessi materiali, inoltre, come spiega ancora la stessa Sukhishvili, possono autoripararsi in pochi secondi e questa è una caratteristica che potrebbe rivelarsi utile soprattutto per le protesi o per la robotica morbida.

Tuttavia le applicazioni potrebbero variare potrebbero andare dal campo militare fino a quello aeronautico o a quello dell’industria automobilistica. Pensate, per esempio, a ali di aerei che si autoriparano da sole.
Come hanno fatto ad ottenere materiali del genere? Usando lunghe stringhe di strutture molecolari reticolate e ripetute fino a formare elastomeri che possono essere sia gommosi che rigidi a seconda del numero dei reticoli.
Infine i ricercatori hanno fatto in modo che questi materiali siano “riprogrammabili”: la forma può cambiare a seconda del livello di calore.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Dati articolo

Resta aggiornato su Facebook