Nuovo algoritmo di intelligenza artificiale riconosce galassie e le cataloga

Un nuovo algoritmo di intelligenza artificiale che rileva e classifica le galassie partendo da immagini astronomiche è stato sviluppato da un team di ricercatori dell’Università della California a Santa Cruz. Il programma, denominato Morpheus, setaccia le immagini scattate dai telescopi pixel per pixel e identifica le galassie, distinguendole ad esempio dalle singole stelle, per poi classificarle.
L’algoritmo si basa sulla tecnica dell’apprendimento profondo (deep learning), una tecnica già utilizzata nel riconoscimento delle immagini e nel riconoscimento del parlato.

L’utilizzo sempre più massiccio dell’intelligenza artificiale diventa sempre più necessario in quanto le dimensioni di vari database di dati immagini raccolte dai telescopi, sia di terra che spaziali e ad ogni lunghezza d’onda, sono ormai così corposi che non si può certo pensare di farli controllare da un essere umano per trovare le cose più interessanti.
Basti pensare, per esempio, che una delle principali indagini, il Legacy Survey of Space and Time (LSST), che saranno condotte grazie all’osservatorio Vera Rubin, ora in costruzione in Cile, da sola genererà più di 800 immagini da 3,2 miliardi di pixel ogni notte registrando praticamente tutto il cielo visibile due volte ogni settimana.

Brant Robertson, un professore di astrofisica e astronomia che ha diretto il gruppo di ricerca che ha creato l’algoritmo, dichiara: “Ci sono alcune cose che semplicemente non possiamo fare come esseri umani, quindi dobbiamo trovare il modo di utilizzare i computer per gestire l’enorme quantità di dati che arriveranno nei prossimi anni da grandi progetti di rilevamento astronomico”.

E classificare le galassie dalle immagini scattate dai telescopi è sicuramente uno dei compiti più onerosi in termini di semplice ricerca. Le stesse galassie possono essere classificate per la loro forma, da quelle ellittiche a quelle sferoidali a quelle completamente amorfe, e questa prima classificazione risulta molto importante per poi eseguire ulteriori catalogazioni e, per esempio, capire come si formano le stesse galassie e come si evolvono.

“Morpheus scopre le galassie per te e lo fa pixel per pixel, quindi può gestire immagini molto complicate, dove potresti averne una sferoidale proprio accanto a una discoidale. Per un disco con un rigonfiamento centrale, classifica il rigonfiamento separatamente. Quindi è molto potente”, spiega Robertson che ha collaborato con Ryan Hausen, uno studente laureato in informatica della Baskin School of Engineering della UCSC.
L’algoritmo è stato già utilizzato per catalogare le galassie nell’indagine GOODS South, un’indagine di campo profondo che ha raccolto le immagini di milioni di galassie (secondo link in basso).

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