Nuovo metodo analizza proteine dei denti di ominidi vissuti più di 800.000 anni fa

Denti umani (credito: elianemey via Pixabay, 476740)

Una nuova tecnica per analizzare le proteine nello smalto dentale di ominidi vissuti anche 800.000 anni fa è stata sviluppata da una nuova ricerca finanziata dall’Unione Europea insino ai progetti HOPE e TEMPERA. Analizzare il DNA antico degli ominidi, così come di altre specie viventi, risulta infatti sempre molto difficile in quanto si degrada o scompare del tutto. Risulta quindi altrettanto difficile acquisire dati genetici e in generale informazioni sui nostri lontani antenati e su come l’Homo sapiens sia collegato alle altre specie di ominidi prove in Europa provenienti dall’Africa.

Il nuovo metodo, denominato paleoproteomica e basato sulla spettrometria di massa, permette di estrarre prove molecolari dei denti di resti di ominidi, cosa che potrebbe rivelarsi molto utile poi per studiare in maniera molto più accurata la stessa evoluzione umana andando molto più indietro nel tempo di quanto si sia fatto fino ad ora.
I ricercatori hanno già testato questo metodo sequenziando le proteine presenti nello smalto di un dente appartenuto ad un antico antenato dell’Homo sapiens.

Hanno poi confrontato queste proteine con altre prelevate da resti di Homo sapiens e più recenti. Lo studio è stato pubblicato su Nature ed è stato realizzato, tra gli altri, anche da Frido Welker.
Proprio secondo quest’ultimo l’analisi di queste antiche proteine presenti sui denti ha mostrato che c’è una relazione tra l’Homo antecessor (uno dei primi ominidi europei esistito tra 1,2 milioni e 800.000 anni fa), l’Homo sapiens, i Neandertal e i Denisovani.

Gli stessi risultati mostrano inoltre che l’ominide antenato dell’Homo faceva parte di un gruppo “gemello” del gruppo che a sua volta conteneva lo stesso Homo sapiens, i Neandertal e i Denisovani.
In ogni caso si tratta di uno studio degno di nota soprattutto perché il tentativo da parte degli studiosi di analizzare il DNA da degli ominidi non è mai andato, a livello di datazione, oltre 400.000 anni fa, come spiega Enrico Cappellini dell’Università di Copenaghen.

Questo metodo, che si basa sulle analisi di antiche proteine, anche se non è un’analisi diretta del DNA potrà essere di enorme aiuto per paleontologi e scienziati per comparare questo tipo di informazione con quelle dello stesso tipo provenienti da altri ominidi: in questo modo si potrà conoscere, come è stato fatto per esempio in questo caso, se i soggetti confrontati sono geneticamente correlati.

I resti analizzati furono ritrovati nel 1994 nella Sierra de Atapuerca, un’area della Spagna.
In base ai risultati ottenuti da questo studio, secondo José María Bermúdez de Castro, autore corrispondente dello studio, l’antenato di tutte le specie Homo può essere fatto ricondurre ad “una specie di base dell’umanità emergente formata da Neanderthal, Denisovani e umani moderni”.

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