Nuovo metodo basato sul DNA per capire cosa c’è nei cibi anche in minime quantità

Un nuovo metodo di analisi per analizzare componenti alimentari e per capire l’origine di un determinato prodotto basato sul DNA è stato sviluppato da un team di ricercatori dell’Università di Tartu, Estonia.
Nel loro lavoro, i cui risultati sono stati pubblicati su Frontiers in Plant Science, i ricercatori spiegano che hanno ideato un metodo per identificare componenti negli alimenti trattati termicamente tramite l’analisi del DNA, anche di alimenti che sono presenti in quantità molto piccole.

Ad esempio il metodo può identificare piccolissime quantità di farina di lupino in un biscotto. L’analisi del DNA può fornire una stima precisa ed affidabile non solo della natura del componente ma anche della sua quantità nell’impasto (e in questo caso la sua quantità totale era solo dello 0,0 2%).
Questo perché sopravvivono quasi sempre le tracce di DNA all’interno dei prodotti alimentari lavorati, siano esse derivanti da piante che da animali o da microrganismi.

Questo metodo, secondo gli stessi ricercatori che l’hanno sviluppato, risulterebbe più affidabile soprattutto per identificare gli alimenti contraffatti o quelli non conformi alle regole nazionali, una cosa che garantisce l’autenticità del cibo, come spiega Kairi Raime, l’autrice principale dello studio.

Il nuovo processo utilizza la tecnologia di sequenziamento del DNA estraendolo dall’alimento e usando l’analisi bioinformatica. Falsificare il DNA di un alimento è molto difficile ed è sicuramente più economico fornire alimenti autentici, ecco perché la procedura si rivela abbastanza sicura.
“Il sequenziamento del DNA è un promettente metodo diagnostico che consente di ottenere rapidamente informazioni precise sul cibo e sui microbi che ci circondano”, spiega Maido Remm, un professore dibioinformatica che ha partecipato allo studio.

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