Nuovo metodo per iniettare cellule sane nell’occhio potrebbe invertire perdita della vista

Abstract grafico dello studio (credito: DOI: 10.1016/j.biomaterials.2020.120233, Biomaterials)

Un nuovo metodo per iniettare cellule sane in occhi con cellule danneggiate è stato sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Toronto. Secondo il comunicato stampa che presenta lo studio, questa nuova tecnica potrebbe essere utilizzata per nuovi trattamenti onde invertire i processi che portano alla perdita della vista negli esseri umani.
Alcuni dei più gravi fenomeni che portano alla perdita della vista sono infatti causati dalla morte delle cellule presenti nella retina, ad esempio nella degenerazione maculare legata all’età (AMD) o nella retinite pigmentosa.

Come spiega Molly Shoichet, una professoressa dell’università canadese nonché una delle autrici dello studio, ci sono due tipologie di cellule che sono alla base della visione, quelle responsabili della stessa visione, i fotorecettori, e quelle conosciute come cellule dell’epitelio pigmentato retinico (RPE), che hanno una stretta correlazione con le prime.
Nella AMD, per esempio, al RPE sono le prime a danneggiarsi e a morire e ciò provi provoca la stessa cosa anche nei fotorecettori.
Una soluzione è quella di integrare cellule nuove nei tessuti dell’occhio, siano esse fotorecettori oppure RPE.

Purtroppo è una tecnica abbastanza difficile da mettere in atto ed è proprio per questo che Shoichet e colleghi hanno utilizzato biomateriali ingegnerizzati, conosciuti anche come idrogel, per far sì che le cellule appena iniettate nell’occhio sopravvivano.
L’idrogel, infatti, permette una distribuzione più uniforme delle stesse cellule iniettate, riduce il rischio di infiammazione e aiuta la guarigione del tessuto nei primi giorni dopo il trapianto. Alla fine lo stesso idrogel si degrada naturalmente non lasciando praticamente traccia.

Da anni i ricercatori stanno eseguendo esperimenti sui topi iniettando cellule fotorecettrici sane e RPE nelle retine degli animali. Ora, utilizzando l’idrogel, hanno ottenuto una distribuzione ottimale di entrambi i tipi di cellule, insieme ad altre utili proprietà. I topi trattati con questo metodo riottenevano la possibilità di distinguere tra la luce e l’ombra anche in ambienti bui.
“Il nostro idrogel è abbastanza viscoso da garantire una buona distribuzione di entrambi i tipi di cellule nella siringa, ma ha anche importanti proprietà di assottigliamento del taglio per facilitare l’iniezione attraverso l’ago molto sottile richiesto per questa operazione”, spiega la Shoichet. “La combinazione di queste proprietà ha aperto una nuova strategia per la consegna di successo di più cellule.”

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