Nuovo metodo per scomporre la lignina con enzimi ideato da ricercatori

Uno gruppo di ricercatori ha scoperto una nuova famiglia di enzimi che potrebbe rivelarsi molto utile per convertire i rifiuti di natura vegetale in materiali che possono essere utilizzati per creare materiali di diversa natura.
Il team di ricerca, che già l’anno scorso aveva ingegnerizzato un enzima per “digerire” la plastica, è diretto da Jen Dubois della Montana State University, da Gregg Beckham del National Renewable Energy Laboratory (NREL), Ken Houk dell’Università della California, Los Angeles, e da John McGeehan dell’Università di Portsmouth.

Sono anni che gli scienziati cercano di “abbattere” in laboratorio la lignina, un componente che si trova nelle piante, uno dei biopolimeri più diffusi sulla Terra insieme alla cellulosa.
Attualmente la lignina può essere scomposta solo da pochi funghi e batteri ma sono molti i tentativi fatti in laboratorio per trovare un metodo per scomporla onde estrarre le sostanze chimiche che potenzialmente può offrire.

I ricercatori in questo caso, per la scomposizione della lignina, hanno utilizzato un enzima naturale e lo hanno ingegnerizzato in laboratorio.
Differentemente da altri enzimi utilizzati in altri processi per la scomposizione della lignina, in questo caso l’enzima modificato si adatta ad un maggior numero di elementi costitutivi alla base della lignina stessa.
Questi risultati, secondo i ricercatori, potrebbero rappresentare un passo importante per una migliore, più economica e più efficiente realizzazione di nuovi materiali come il nylon, le bioplastiche e la fibra di carbonio.

Il lavoro del gruppo di ricerca non è certo finito qui, come specifica John McGeehan: “Ora abbiamo la prova del principio che possiamo ingegnerizzare con successo questa classe di enzimi per affrontare alcune delle molecole più impegnative a base di lignina e continueremo a sviluppare strumenti biologici in grado di convertire i rifiuti in materiali preziosi e sostenibili“.

Approfondimenti

possano

Articoli correlati

Condividi questo articolo


Resta aggiornato su Facebook