Nuovo metodo per uccidere batteri resistenti ad antibiotici sviluppato da scienziati giapponesi

L'abstract grafico che accompagna lo studio (DOI: 10.1021/acschembio.9b00373, ACS Chem. Biol 2019)

Si profila come un nuovo metodo di uccidere i batteri patogeni più resistenti, quelli che sopravvivono agli antibiotici, quello sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Nagoya.

I ricercatori hanno sviluppato un metodo con l’utilizzo delle proteine ematiche artificiali. Queste ultime possono essere utilizzate come un “cavallo di Troia” per trasportare, in maniera selettiva, gli agenti antimicrobici ai batteri presi di mira.
Ciò consente una sterilizzazione specifica oltre che più efficace.

Questa tecnica, sperimentata con il batterio Pseudomonas aeruginosa, un batterio che si può trovare spesso negli ospedali e che è diventato resistente agli antibiotici, si è rivelata efficace al 99,9% ma, come specifica il comunicato stampa dell’università giapponese, dovrebbe essere parimenti funzionale anche con altre specie di batteri.

Il metodo è stato sviluppato da Osami Shoji, chimico bioinorganico, che con il suo team ha dirottato il sistema di acquisizione del ferro, un elemento essenziale per la crescita del batterio, messo in atto dal P. aeruginosa che lo preleva dal corpo umano.
Per riuscirci questo batterio, così come anche altri, secerne una particolare proteina, denominata HasA, che si attacca al sangue e favorisce l’ingresso del complesso “eme”, dove la maggior parte del ferro è trattenuta, nella cellula batterica.

Per dirottare questo sistema di acquisizione da parte del batterio, il ricercatore e i suoi colleghi hanno sviluppato un particolare pigmento che, se esposto a luce infrarossa, genera una specie di ossigeno dannoso. Applicando questo pigmento alle colture di P. aeruginosa, i batteri morivano nel 99,99% dei casi. Si tratta, dunque, di un sistema che uccide i batteri in maniera indipendente dal loro livello di resistenza agli antibiotici.

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