Nuovo piccolo crostaceo che vive negli abissi del Pacifico scoperto da ricercatori

Particolari al microscopio del Macrostylis metallicola (credito: DOI: 10.7717/peerj.8621 - PeerJ)

Una nuova specie di crostaceo che frequenta gli abissi più profondi del Pacifico settentrionale è stata scoperta da due ricercatori, Torben Riehl, del Senckenberg Naturmuseum, un museo di storia naturale tedesco, e Bart De Smet, dell’Università di Gand.
La nuova specie è stata denominata Macrostylis metallicola (il secondo termine è da ricondurre alla rock band dei Metallica, di cui Riehl è un appassionato).

Questo crostaceo è stato scoperto nella zona di frattura di Clipperton, un’area marina al largo del Messico. Vive a grosse profondità, tra 4000 e 5000 metri, un’area marina in cui la pressione è oltre 400 superiore a quella che sperimentiamo noi in superficie.
Si tratta di un piccolo crostaceo che non supera i 6,5 mm di lunghezza e che vive pressoché nell’oscurità assoluta. Proprio per questo non ha sviluppato occhi e il suo corpo non ha colori.

Vive in un ambiente dove dominano noduli di manganese, elementi metallici spesso vecchi milioni di anni che possono variare moltissimo in dimensioni e che contengono preziosi elementi come rame, cobalto, manganese, nichel e terre rare.
Si prevede infatti che l’area dei fondali marini della zona di frattura Clarion-Clipperton (CCFZ) nell’Oceano Pacifico centro-orientale possa essere sfruttata in futuro proprio per la sua ricchezza di noduli di manganese.

È proprio nei confronti dello sfruttamento di ambienti che fino a qualche decennio fa nessuno avrebbe mai pensato di raggiungere per estrarre dei minerali che il ricercatore Riehl intende eseguire una forma di sensibilizzazione: “Pochissime persone sono consapevoli del fatto che le vaste e in gran parte inesplorate profondità degli oceani ospitano creature bizzarre e sconosciute, proprio come il nostro nuovo crostaceo Metallica. Queste specie fanno parte del sistema terrestre da cui dipendiamo tutti. Il mare profondo svolge un ruolo in questo sistema legato al clima e alle reti alimentari degli oceani. Anche se non possiamo impedire che si verifichi l’estrazione mineraria, dobbiamo assicurarci che lo sfruttamento del nodulo di manganese sia condotto in modo sostenibile implementando adeguati piani di gestione e aree protette progettate per preservare la biodiversità e il funzionamento dell’ecosistema”.

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