Nuovo studio su articolazioni delle mani dei nostri antenati mostra complessità della nostra evoluzione

Credito: JacksonDavid, Pixabay, 4661763

L’evoluzione dell’uomo moderno può essere divisa in due per quanto riguarda l’uso delle mani: i nostri primi antenati usavano le mani sostanzialmente per arrampicarsi sugli alberi o per passare da un albero all’altro ma in seguito le stesse mani si sono evolute fino a diventare uno strumento di alta precisione.
Un nuovo studio, condotto da ricercatori della Scuola di Antropologia e Conservazione dell’Università del Kent, fornisce importanti importanti informazioni proprio per quanto riguarda questa “transizione”.

I ricercatori hanno analizzato le strutture ossee interne delle articolazioni, in particolare quella del pollice, di diversi fossili di antenati umani trovati in Sudafrica, nell’Africa orientale e in Europa. Questi fossili sono appartenuti a Australopithecus sediba, Australopithecus africanus, Australopithecus afarensis, Homo neanderthalensis e Homo sapiens e risalgono ad un periodo compreso tra 12.000 e tre milioni di anni fa.

I ricercatori hanno scoperto che le nocche alle basi delle dita dell’Australopithecus sediba mostrano una struttura trabecolare interna coerente con una mano adattatasi ad afferrare un ramo ma la struttura delle articolazioni del pollice risulta coerente con una mano dedita alla manipolazione simile a quella dell’uomo moderno.
Si tratta di una combinazione unica, diversa da quella che si può vedere in altre specie di australopitechi.

Secondo i ricercatori, questa informazione mostra che le caratteristiche scimmiesche dell’Australopithecus sediba erano effettivamente utilizzate per l’arrampicata e che il passaggio alla locomozione su due gambe sia stato graduale in questa specie del genere degli australopitechi.

“La struttura ossea interna può rivelare prove nascoste che ci danno un’idea di come si sono comportati i nostri parenti fossili umani. Eravamo davvero entusiasti di vedere questo particolare schema di utilizzo manuale nell’ Australopithecus sediba in quanto era così diverso dagli altri australopitechi. La documentazione fossile sta rivelando una sempre maggiore diversità nel modo in cui i nostri antenati si sono mossi e hanno interagito con i loro ambienti: la storia dell’evoluzione umana è ancora più complessa e interessante di quanto pensavamo in precedenza”, spiega Tracy Kivell, una delle autrici dello studio insieme a Christopher Dunmore e Matthew Skinner.

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