Nuovo telescopio terrestre Rubin permetterà osservazioni del cosmo mai fatte prima

Il nuovo telescopio terrestre Rubin dovrebbe diventare operativo nel 2023 (credito: M. Park/Inigo Films/LSST/AURA/NSF)

Il nuovo osservatorio Vera C. Rubin, un telescopio terrestre che dovrebbe diventare operativo nel 2023 e che sta per essere ultimato in una località nel nord del Cile, sarà gestito dalla National Science Foundation (NSF) e dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, come rileva Space.com.[1]
Così denominato in onore della nota astronoma Vera Rubin, il nuovo telescopio sarà utilizzato in particolare per quattro compiti, come spiega Steven Kahn, un astrofisico a Stanford intervistato da Space.com: catalogare tutti quei piccoli oggetti che si trovano in orbita intorno al sole nel nostro sistema, mappare la struttura e quindi l’evoluzione stessa della Via Lattea, analizzare diverse tipologie di stelle e infine cercare di comprendere la natura della materia oscura e dell’energia oscura.

Proprio la materia oscura e l’energia oscura rappresentano due dei più grandi enigmi dell’universo e molti scienziati si aspettano che, nel corso dei prossimi anni, e non solo con il nuovo osservatorio Rubin, si possano ottenere nuove importanti informazioni.
Una delle più importanti indagini che verranno effettuate con l’osservatorio Rubin sarà il Legacy Survey of Space and Time (LSST). Quest’indagine, i cui dati si baseranno anche su precedenti analisi del cielo, mapperà letteralmente l’universo fornendo, si spera, quelle informazioni fondamentali che miglioreranno la nostra stessa comprensione del cosmo.

Differentemente da quanto hanno fatto altri telescopi, però, l’osservatorio Rubin non si limiterà ad osservare una frazione minuscola del cielo. Il telescopio è stato infatti progettato per rilevare immagini profonde del cosmo dall’intero emisfero australe con un campo di visione enorme. Ciò sarà possibile grazie ad un’esclusiva architettura a tre specchi che migliorerà il campo visivo della fotocamera e permetterà al telescopio Rubin immagini dalla risoluzione enorme, fino a 3200 megapixel. Si tratta di immagini che, per essere visualizzate a grandezza naturale, dovrebbero apparire su oltre 350 televisori con schermo 4K, come fa notare space.com. Inoltre il nuovo telescopio catalogherà più di 20 miliardi di galassie: “Per la prima volta conosceremo più galassie di quante siano le persone sulla Terra”, spiega Kahn.

Si tratta dell’acquisizione di una quantità di dati enorme, una vera e propria sfida in termini di elaborazione, raccolta e preservazione di dati digitali. Si stima, infatti, che il telescopio Rubin raccoglierà circa 20 terabyte di dati ogni notte.
Ma la cosa più interessante, probabilmente, è che gli stessi scienziati ancora non sanno, in realtà, cosa troveranno. L’unica cosa che sanno è che l’utilizzo di questo nuovo telescopio terrestre potrebbe avere un impatto enorme sull’astronomia e sulla cosmologia.

Note e approfondimenti

  1. The Vera C. Rubin Observatory: New view of the universe | Space (IA)

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