Obesi, scoperta “sorprendente” su effetti del grasso bruno sul metabolismo

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Secondo uno studio condotto da ricercatori MedUni di Vienna e dell’Ospedale Generale della Città di Vienna, i soggetti obesi che hanno un livello più alto di grasso bruno attivo sono caratterizzati da un metabolismo più sano in quanto tendono ad usare più energia rispetto agli obesi con livelli minori.[1] Lo studio è stato pubblicato su Diabetes.[2]

Il mistero dell’obesità

Questa scoperta si inserisce in quel percorso che gli scienziati stanno realizzando per capire uno dei più grandi dilemmi dell’obesità: perché alcuni soggetti obesi sviluppano condizioni considerate tipiche della stessa obesità, come l’ipertensione o il diabete, e altri soggetti parimenti obesi, di peso simile, no?

Grasso bruno primo sospettato

Da qualche anno i sospetti si stanno indirizzando al cosiddetto ” grasso bruno”. Come spiega Florian Kiefer, ricercatore della Divisione di Endocrinologia e Metabolismo del Dipartimento di Medicina dell’Università viennese, già da diverso tempo che si ritiene che il grasso bruno favorisca il metabolismo a differenza del grasso bianco in quanto facilita l’utilizzo dell’energia sotto forma di calore. Ad esempio alcuni soggetti, come i neonati, usano il tessuto adiposo bruno per stabilizzare la temperatura corporea. Tuttavia la quantità di grasso bruno, in relazione al totale del grasso corporeo, tende a diminuire con il passare degli anni e con l’aumentare di peso.[1]

L’esperimento sugli adulti obesi esposti al freddo

Il team di ricercatori dell’istituto viennese ha scoperto che però ben 1/3 degli adulti obesi analizzati mostrava di avere ancora buoni livelli di grasso bruno. I ricercatori hanno svolto un esperimento su questi soggetti esponendoli ad uno freddo moderato tramite dei giubbotti di raffreddamento. In questo modo si attivava il grasso bruno il quale poi poteva essere misurato tramite scansione PET-CT.[1]

Grasso bruno attivato innescava consumo energetico

I ricercatori trovavano il grasso bruno si trovava soprattutto alla base del collo e nella zona della gabbia toracica. Questo grasso poteva essere attivato in circa un’ora di stimolazione con il freddo. Quando veniva stimolato, il grasso bruno innescava un consumo energetico più alto, un più sano metabolismo degli zuccheri e in generale poteva essere collegato a quantità di grasso addominale meno dannoso e ad un numero minore di segni della malattia di fegato grasso.[1]

Risultati sorprendenti

Secondo Kiefer si tratta di risultati sorprendenti: i soggetti con grasso bruno ottenevano risultati migliori praticamente in tutti i parametri metabolici, anche nei casi di indice di massa corporea più alto: “Questi dati ci mostrano ancora una volta che non è solo la quantità di tessuto adiposo che conta, ma più soprattutto la sua qualità”.[1]

Grasso addominale profondo

In particolare per i ricercatori la presenza di quantità minori di grasso addominale profondo (grasso viscerale), un tipo di grasso maggiormente collegato a rischi di diabete infarto, nei soggetti con grasso bruno probabilmente contribuisce ai vantaggi metabolici. Secondo il ricercatore, forse la presenza di grasso bruno stimola un aumento dell’attività metabolica la quale comincia a scomporre e a bruciare prima le riserve di grasso addominale.[1]

Note e approfondimenti

  1. Healthy metabolism despite obesity – brown fat could be the key | MedUni Vienna (IA)
  2. Active Brown Adipose Tissue is Associated With a Healthier Metabolic Phenotype in Obesity | Diabetes (IA) (DOI: 10.2337/db21-0475)

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