Obesità e eccesso di peso in gravidanza collegati a rischio di sviluppo anomalo del cervello del feto

Anche l’obesità e l’eccesso di peso della madre durante la gravidanza può rappresentare un problema per il feto, in particolare per lo sviluppo del suo cervello, secondo un nuovo studio apparso oggi sul Journal of Child Psychology and Psychiatry.
I ricercatori della Grossman School of Medicine della NYU Langone Health, infatti, collegano un elevato indice di massa corporea, uno dei principali indicatori dell’obesità, ad alcune modificazioni in due importanti regioni del cervello del feto: corteccia prefrontale e insula anteriore.
Sono importanti perché sono coinvolte nel processo decisionale e in generale nel comportamento. Interruzioni o malformazioni di queste aree, come hanno dimostrato diversi studi, possono portare a disturbi da deficit di attenzione e iperattività oppure ad autismo o ad un consumo eccessivo di cibo.

I ricercatori hanno analizzato 109 donne con un indice di massa corporea tra 25 e 47 tutte incinte tra i sei e i nove mesi.
Ai fini dello studio ricercatori hanno analizzato 197 gruppi di cellule nervose nel cervello dei feti dividendole in 16 sottogruppi sulla base di più di 19.000 connessioni possibili tra i gruppi di neuroni. Alla fine hanno scoperto che queste due aree del cervello erano connesse all’indice di massa corporea della madre.
Moriah Thomason, una ricercatrice coinvolta nello studio nonché professoressa nel Dipartimento di psichiatria infantile e dell’adolescenza presso la NYU, spiega chiaramente che l’obesità della madre può modificare lo sviluppo del cervello del feto, cosa che a sua volta può avere un ruolo nei problemi di salute cognitiva oppure di natura metabolica nei bambini una volta nati.

Altri studi in precedenza avevano suggerito l’esistenza di un collegamento tra l’obesità della madre e lo sviluppo cerebrale del bambino dopo la nascita. Questo studio è uno dei primi, forse il primo, a trovare questo collegamento nel bambino prima della nascita, ossia nel feto, e già dopo sei mesi dal concepimento.
Esaminando il bambino prima della nascita, tra l’altro, si possono eliminare le eventuali interferenze provocate da fattori esterni che potrebbero essere quelli relativi all’allattamento al seno oppure altri fattori ambientali che potrebbero influire sui risultati.

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