Ogni specie di corallo conta su una specie di microalga per sopravvivere e formare le barriere

Credito: andreaclz, Pixabay, 6136154

Le alghe, in particolare quelle microscopiche, sono fondamentali per le barriere coralline: vivono al loro interno i forniscono agli stessi coralli i nutrienti necessari per la sopravvivenza. Si tratta di una connivenza che viene sfruttata da entrambe le forme di vita, come conferma un nuovo studio apparso sulla rivista Molecular Ecology.[1]
Lo studio, condotto da un team di biologi dell’Università Statale della Pennsylvania, ci dice ancora di più: esistono differenze genetiche nelle singole specie di microalghe che vivono nelle barriere coralline che corrispondono a determinate specie di coralli. In sostanza ad ogni corallo corrisponde una determinata microalga, suo simbionte unico, dato che suggerisce che entrambe le specie si adattano alle esigenze metaboliche nutrizionali del microambiente che entrambe creano.
Si tratta di una scoperta importante che potrebbe rivelarsi molto utile per tutti gli sforzi di conservazione che attualmente si fanno per salvare le barriere coralline.[1]

I ricercatori hanno preso in cosiderazione i coralli acroporidi (Acropora), specie di coralli che formano barriere coralline soprattutto nell’area dei Caraibi. Queste barriere sono importanti anche per quanto riguarda la protezione delle stesse coste oltre ad essere un habitat unico per diverse specie, alcune delle quali importanti anche a livello economico, come spiega Iliana Baums, professoressa di biologia la suddetta università ed una delle ricercatrici che hanno condotto lo studio.[1]
Questi coralli sono attualmente considerati in pericolo di estinzione a causa del riscaldamento delle acque e in generale per i cambiamenti introdotti dall’uomo. La loro sopravvivenza è indissolubilmente legata alle microalghe che vivono proprio all’interno delle loro cellule.[1]

I ricercatori hanno studiato le differenze genetiche che occorrono tra il corallo Acropora palmata, il corallo correlato Acropora cervicornis e la specie ibrida, che nasce quando queste due specie si riproducono insieme, denominata Acropora prolifera (fused staghorn coral).[3]
“Le differenze genetiche che abbiamo visto all’interno del simbionte sono state spiegate principalmente dalla specie di ospite da cui le abbiamo raccolte”, spiega Hannah Reich, studentessa laureata alla Penn State nel momento in cui ha realizzato la ricerca, ora ricercatrice all’Università del Rhode Island. “Ogni specie di corallo è un micro-habitat unico per i suoi simbionti. Ad esempio, gli scheletri calcarei delle due specie di corallo sono distinti e riflettono la luce solare in modo diverso. Quindi i simbionti devono adattarsi alle condizioni create da ciascun ospite per sfruttare al meglio l’energia solare e lo convertono in cibo. Quindi forniscono questo nutrimento ai loro ospiti che fanno affidamento su di esso per la maggior parte della loro nutrizione”.

Note e approfondimenti

  1. Reef-building corals and the microscopic algae within their cells evolve together | Eberly College of Science (IA)
  2. Genomic variation of an endosymbiotic dinoflagellate (Symbiodinium ‘fitti’) among closely related coral hosts – Reich – – Molecular Ecology – Wiley Online Library (IA) (DOI: 10.1111/mec.15952)
  3. Acropora prolifera – Wikipedia in inglese (IA)

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