Ominidi del primo paleolitico già capaci di realizzare complessi strumenti in quarzite

Due degli strumenti in quarzite esaminati dai ricercatori (credito: Doi: 10.1098/rsif.2019.0377 | Journal of The Royal Society Interface)

Un livello di complessità “mai visto” è stato dedotto da un team di ricercatori dell’Università del Kent per quanto riguarda la costruzione e l’utilizzo di complessi strumenti in pietra ritrovati nella gola di Olduvai in Tanzania e risalenti ad un periodo tra 1,2 e 1, 8 milioni di anni fa.
Durante il primo paleolitico, dunque, gli ominidi erano già capaci, secondo lo studio poi apparso sul Journal of Royal Society Interface, di realizzare diversi strumenti di pietra che poteva vantare caratteristiche inaspettate per l’epoca.

Si parla di un livello di affilatura, di una durevolezza e di un’efficienza nonché di un livello di complessità che non erano mai stati notati prima in gruppi di ominidi di questo periodo.
Gli studi degli oggetti ritrovati nella gola di Olduvai, Tanzania, uno dei siti più importanti per quanto riguarda le ricerche paleoantropologiche, sono stati realizzati dal ricercatore Alastair Key , della Scuola di Antropologia e Conservazione della Kent in collaborazione con due suoi colleghi, Tomos Proffitt, dell’Istituto di archeologia dell’UCL, e Ignacio del Centro de Ciencias Humanas y Sociales di Madrid.

Le ricerche hanno mostrato che questi gruppi di ominidi sceglievano la quarzite per realizzare i propri strumenti. La quarzite è una tipologia di pietra molto affilata che richiede tecnologie di taglio opportune e più complesse per essere lavorata.
Già studi passati avevano mostrato che popolazioni del primo periodo dell’età della pietra in Kenya erano capaci di selezionare tipi di pietra molto durevole per realizzare gli strumenti ma questi risultati mostrano per la vita volta con un certo livello di nitidezza la maestria raggiunta dai primi ominidi per quanto riguarda la realizzazione di utensili di pietra relativamente complessi.

Già solo la scelta di un materiale più adatto rispetto ad un altro significa che questi gruppi di ominidi ottimizzavano le prestazioni dei propri strumenti a seconda del materiale utilizzato, ed eventualmente a seconda delle evenienze, e si assicuravano livelli di efficienza e di facilità di utilizzo pressoché massimizzati.
“Ciò che siamo stati in grado di dimostrare è che i nostri antenati stavano prendendo decisioni piuttosto complesse su quali materie prime usare, e lo stavano facendo in modo da produrre strumenti ottimizzati per circostanze specifiche. Sebbene sapessimo che le specie di hominin successive, compresa la nostra, erano in grado di prendere tali decisioni, è sorprendente pensare che anche le popolazioni 1,8-1,2 milioni di anni fa lo facessero”, spiega Key nel comunicato stampa pubblicato sul sito dell’Università del Kent.

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