Ondata di calore nell’Artico provoca rilascio di metano globale, scienziati lanciano allarme

Credito: Florence D., Pixabay, 3648375

Una delle più nefaste conseguenze dell’attuale ondata di calore che sta coinvolgendo l’Artico, secondo quanto dichiarano alcuni scienziati interpellati dalla Associated Press, risiede nel grosso quantitativo di metano che attualmente risulta perlopiù stipato all’interno del permafrost a congelato che copre buona parte dello stesso Artico.

Il riscaldamento di queste regioni sta infatti provocando lo scioglimento del permafrost in quella che sembra essere un’azione a catena: più il permafrost si scioglie, più lo fa velocemente.
Il problema non risiede nello scioglimento in sé di questo strato semighiacciato ma nel fatto che esso ha immagazzinato, nel corso delle migliaia di anni, grossissime quantità di metano, un gas serra molto pericoloso, 28 volte più dannoso della stessa anidride carbonica se rilasciato nell’aria, come spiega, alla stessa Associated Press, Katey Walter Anthony, una ricercatrice dell’Università dell’Alaska.

Una volta scioltosi, il permafrost provoca infatti il rilascio del metano nell’ambiente e dunque nell’atmosfera e non si limita a risiedere localmente ma comincia a circolare in tutto il globo con ramificazioni e conseguenze globali.
Questo significa che il metano che fuoriesce dal permafrost artico siberiano può avere conseguenze dirette, e neanche dopo molto tempo, secondo gli scienziati, in aree quali gli Stati Uniti e l’Europa.

Il riscaldamento che ne conseguirebbe porterebbe infatti ad una differenza di temperatura e di pressione tra lo stesso Artico e le varie regioni a latitudini più basse, sostanzialmente quelle dove cominciano ad esserci le comunità e le città più grandi e popolose.
Ne conseguirebbe, a sua volta, uno stravolgimento dei sistemi meteorologici che porterebbe a fasi di caldo intense (le cosiddette ondate di calore) e a eventi estremi di pioggia, con conseguenti inondazioni e problemi per le comunità.

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