Ossigenoterapia, scienziati scoprono che troppo ossigeno danneggia microbioma polmonare

I batteri nei polmoni non sono sempre dannosi, anzi molto di essi sono molto importanti così come lo sono nell’intestino. È quanto dichiara Shanna Ashley, una ricercatrice dell’Università del Michigan che ha realizzato uno nuovo studio sulla cosiddetta ossigenoterapia.
Quest’ultima consiste nella somministrazione di ossigeno onde riportare livelli di ossigeno nei polmoni alla normalità. È un approccio che viene usato anche nei casi più gravi di COVID-19 quando al paziente manca letteralmente il respiro a causa dei livelli più bassi di ossigeno nel sangue (ipossiemia).
Tuttavia questo nuovo studio mostra che questo approccio potrebbe avere delle conseguenze spiacevoli proprio sul microbioma polmonare.
La ricercatrice, che ha eseguito lo studio insieme ad una team di ricercatori guidato da Robert Dickson, professore di medicina polmonare, ha infatti scoperto che l’ossigeno immesso artificialmente può interrompere l’equilibrio batterico dei polmoni e può finanche arrivare ad aumentare il danno su questo stesso organo.

Non è una novità il fatto che un livello troppo alto di ossigeno può danneggiare i polmoni: in effetti l’ossigeno può essere considerato come una tossina, come spiega Dickson: se si fornisce il 100% di ossigeno a dei topi sani, questi ultimi moriranno entro cinque giorni e subiranno lesioni così gravi ai polmoni da essere considerate comparabili con quelle dello stesso COVID-19 allo stadio grave.
Per capire l’effetto dell’ossigeno terapeutico somministrato ai pazienti in terapia intensiva, i ricercatori si sono concentrati soprattutto sul microbioma polmonare. Hanno esaminato pazienti in condizioni gravi sottoposti a ventilatore polmonare per più di 24 ore. Hanno prelevato i batteri dai loro polmoni e hanno scoperto differenze marcate per quanto riguarda le tipologie di specie di batteri a seconda del livello di ossigeno ricevuto.
Chi riceveva più ossigeno sviluppava più batteri Staphylococcus aureus, un batterio conosciuto per la sua alta tolleranza l’ossigeno ma anche per le sue infezioni polmonari nei pazienti sottoposti a terapia intensiva.

A questo punto hanno fatto esperimenti sui topi: hanno esposto gli animali sani ad alte concentrazioni di ossigeno e si sono accorti che le comunità microbiche dei loro polmoni cambiavano molto rapidamente. Diminuivano i batteri intolleranti all’ossigeno mentre aumentavano quelli più tolleranti. Dopo soli tre giorni di ossigenoterapia, lo stafilococco aureo era aumentato così tanto in quantità da essere di gran lunga il batterio più presente nei polmoni dei topi.
Inoltre si accorgevano che i danni ai polmoni seguivano al cambiamento del microbioma e non viceversa. Questo significa che era stato l’apporto di ossigeno a creare i danni ai polmoni attraverso la modificazione del microbioma nell’organo.

Hanno poi fatto esperimenti anche su topi privi di germi (particolari topi modificati per non avere comunità microbiche all’interno del loro corpo) e si accorgevano che questi ultimi non subivano il danno polmonare causato dall’apporto di ossigeno.
“È stata una scoperta straordinaria per noi”, spiega ancora Dickson. “Rispetto ai topi convenzionali, questi topi privi di germi hanno la stessa genetica e ricevono lo stesso dosaggio di ossigeno, ma i loro polmoni sono protetti dalle lesioni. Niente nella nostra attuale comprensione del danno polmonare indotto dall’ossigeno può spiegare questa scoperta”.

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