Osteoporosi, scienziati scoprono nuovo metodo per contrastarla

Ossa vertebrali sane di un pesce medaka (a sinistra). Le stesse ossa con osteoporosi (a destra) (credito: Tan Wen Hui/Università di Singapore)

Un team di ricercatori infonde nuove speranze per quanto riguarda nuovi trattamenti possibili per l’osteoporosi. Quest’ultima è una condizione, relativamente diffusa, che occorre quando le cellule addette al riassorbimento osseo sono troppo attive in confronto alle cellule addette alla formazione delle stesse ossa.
Si crea uno squilibrio che non permette un adeguato ricambio osseo e ne consegue che le stesse ossa fanno più fatica rimanere sane e forti. Secondo i ricercatori una donna su tre e fino ad un uomo su cinque ne soffre, soprattutto le persone che superano cinquant’anni.

Attualmente esistono delle terapie per l’osteoporosi tra cui quelle basate sull’utilizzo di farmaci bifosfonati. Questi ultimi servono per fermare l’attività delle cellule addette al riassorbimento osseo e quindi per ristabilire un certo equilibrio.
Purtroppo questi farmaci hanno degli effetti collaterali abbastanza fastidiosi e quindi ricercatori e scienziati sono alla costante ricerca di nuove strategie.

Ed è proprio una nuova strategia quello che suggeriscono i ricercatori Christoph Winkler, del Dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università Nazionale di Singapore, NUS, e Manfred Schartl, della Julius-Maximilians-Universität Würzburg, Germania.
Nel loro studio, pubblicato su PNAS, descrivono come hanno usato l’analisi genetica nel corpo di un pesce da laboratorio, il medaka giapponese (nome scientifico: Oryzias latipes).

In particolare hanno scoperto una piccola proteina, denominata chemochina CXCL9, che guida le cellule che riassorbono le ossa verso i siti di infiammazione. Questo significa che bloccando, ad esempio con un inibitore chimico, l’attività di CXCL9 e del suo recettore CXCR3 si possono ottenere risultati interessanti perché si può fermare il reclutamento delle stesse cellule del riassorbimento osseo e dunque proteggere le ossa dall’effetto osteoporotico.

“I nostri studi hanno fornito nuove strade alla terapia dell’osteoporosi. La nuova strategia consente una modulazione perfezionata dei numeri di osteoclasti reclutati nella matrice ossea piuttosto che un blocco diffuso dell’attività degli osteoclasti come nelle terapie tradizionali. Ciò presenta importanti vantaggi in quanto è possibile prevenire in modo mirato un eccessivo riassorbimento osseo anche se il normale ricambio osseo continua comunque”, spiegano Schartl e Winkler nel comunicato stampa apparso sul sito dell’Università tedesca.

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