Padri fondamentali nello sviluppo di cervelli più grandi nei mammiferi

Nei callitricidi, scimmie platirrine del genere Callithrix, i padri ed altri membri del gruppo aiutano la madre nel sostentamento della prole (credito: Judith Burkart)

Nel mondo animale i cervelli più grandi si sviluppano in quelle specie in cui anche i padri collaborano all’accudimento e alla cura dei figli secondo un nuovo studio condotto da un gruppo di quattro biologhe del Dipartimento di antropologia dell’Università di Zurigo.

L’interessante studio parte dal presupposto che un cervello di grandi dimensioni comporta un enorme dispendio di energia rispetto a quella che ci vuole per altri organi o regioni del corpo. Si pensi che un bambino consuma circa i due terzi dell’energia che produce, acquisita naturalmente tramite il cibo (nei primi mesi sostanzialmente dal latte), solo per sostentare il proprio cervello.
Si tratta di costi energetici, anche considerando solo l’apporto di cibo, che le femmine di molte specie di animali con grande cervello non possono sostenere da sole onde allevare la prole.

Questo studio contrasta l’ipotesi secondo cui per gran parte dei mammiferi è irrilevante la presenza del padre o di altri membri del gruppo per quanto riguarda l’assistenza e la cura della prole.
La biologa Sandra Heldstab, insieme a tre sue colleghe, confuta questa tesi e mostra che anche i padri, e più di altri membri del gruppo, risultano essenziali per la cura della prole.

Le ricercatrici hanno analizzato i comportamenti di 480 specie di mammiferi ed hanno in particolare scoperto che l’assistenza del padre fornisce un aiuto più consistente ed affidabile di quello apportato da altri membri del gruppo o dai fratelli maggiori: “Ad esempio, nel caso dei lupi e dei cani selvaggi africani – due specie di mammiferi con cervelli grandi – i fratelli maggiori spesso aiutano di meno e si guardano da soli quando il cibo scarseggia. A volte rubano persino la preda che i genitori portano per i bambini. Il padre, al contrario, aumenta la sua volontà di aiutare la sua giovane prole quando le condizioni ambientali peggiorano”, riferisce la stessa Heldstab.

In molte specie se la femmina riceve poco sostegno, alcuni dei figli muoiono e le probabilità di sopravvivenza degli stessi figli sono strettamente correlate all’aiuto esterno che la madre può ricevere.
Per quanto riguarda gli esseri umani, secondo le ricercatrici essi si rivelano “unici in questo senso”. Nella nostra specie l’assistenza paterna per quanto riguarda l’allevamento dei figli risulta molto affidabile ma può risultarlo parimenti anche quella di altri parenti o persone esterne alla famiglia.

Si tratta di un fattore non poco importante: proprio questa caratteristica (più persone possono collaborare per assistere i piccoli) ha consentito agli esseri umani di sviluppare un cervello sempre più grande in relazione alle dimensioni del corpo e di ridurre in maniera considerevole il tempo tra le nascite che una madre può sostenere, rispetto per esempio alle scimmie.

Fonti e approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Dati articolo


Resta aggiornato su Facebook