Parkinson, scienziati scoprono enzima che ne rallenta progressione

Una scoperta che potrebbe contrastare il morbo di Parkinson nelle sue fasi iniziali è stata fatta da un gruppo di ricercatori dell’Università di Dundee.
I ricercatori della Medical Research Council Protein Phosphorylation and Ubiquitylation Unit (MRC-PPU) hanno infatti scoperto un nuovo enzima che va ad inibire il percorso LRRK2, il gene che è la causa più comune di Parkinson.
L’enzima che hanno scoperto, denominato PPM1H, possiede, secondo i ricercatori, notevoli proprietà per invertire i processi biologici innescati dall’LRRK2.

Dario Alessi, direttore dell’MRC-PPU, così spiega questi risultati: “Il Parkinson è come un treno in fuga: al momento non abbiamo modo di frenare per rallentarlo, e tanto meno fermarlo. Questo nuovo enzima che abbiamo trovato agisce come i freni nel percorso che causa il Parkinson negli esseri umani. Sappiamo da molti anni che il percorso LRRK2 è un fattore trainante dietro il Parkinson, ma il concetto di sviluppo di un attivatore del sistema PPM1H per il trattamento della malattia è completamente nuovo. Questa scoperta apre le porte a un nuovo approccio chimico alla ricerca di trattamenti del Parkinson.”

Attualmente i ricercatori stanno cercando di capire se è possibile sviluppare un farmaco per inibire l’LRRK2. Tuttavia potrebbero esserci concrete possibilità che questo farmaco possa non essere ben tollerato dal corpo e quindi gli stessi ricercatori stanno contemporaneamente studiando altre vie considerando che l’enzima PPM1H è presente in tutte le persone, anche quelle con Parkinson, e che se si riuscisse a trovare un modo per “accenderlo”, se ne potrebbe trarre il beneficio sperato.

Sarebbe un passo avanti enorme considerando che attualmente non esistono farmaci che rallentano la professione di questa malattia che coinvolge 6 milioni di persone in tutto il mondo.
Inoltre questa scoperta solleva un’interessante domanda: se l’enzima PPM1H è in quantità maggiori nel cervello di alcune persone, queste sono naturalmente protette dal Parkinson?

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