Parkinson, sono i batteri intestinali i responsabili degli effetti collaterali del farmaco levodopa

La levodopa viene convertita dai batteri intestinali in DHPPA e ciò produce effetti collaterali sull’intestino tra cui stitichezza e costipazione (credito: Università di Groningen)

Sarebbero i batteri intestinali i responsabili di alcuni degli effetti collaterali più diffusi a seguito dell’assunzione di levodopa, considerato come il farmaco principale per contrastare il morbo di Parkinson. Secondo quanto hanno scoperto alcuni scienziati dell’Università di Groningen, alcune parti non assorbite del farmaco vengono elaborate dai batteri nell’intestino e ciò si traduce nella formazione di un particolare metabolita che a sua volta riduce la motilità intestinale e può portare a problemi gastrointestinali tra cui la stitichezza.
E dato che la stessa malattia di Parkinson è di per sé associata alla stitichezza, questo farmaco può aumentare e peggiorare queste tipologie di complicanze gastrointestinali.

La levodopa, detta anche L-DOPA, è un farmaco basato su un amminoacido e che agisce sul sistema nervoso, in particolare sulla dopamina presente nel cervello. Questo farmaco viene di solito assorbito nell’intestino tenue ma un quantitativo, che può essere variabile dall’8 al 10%, può spostarsi verso altre parti dell’intestino e questo fenomeno può aumentare con l’aumento del dosaggio o con l’aumento dell’età.
In queste altre zone dell’intestino può andare incontro ad alcune particolari specie batteriche, tra cui il Clostridium sporogenes, le quali possono deaminare (ossia far fuoriuscire una molecola) il farmaco.

Ciò suggerisce, come spiega Sahar El Aidy, professore assistente di microbiologia a Groningen e uno degli autori dello studio, che i batteri possono metabolizzare la levodopa, cosa che può influenzare la motilità intestinale.
Nello specifico i ricercatori hanno scoperto che una delle fasi tramite le quali questo batterio scompone la levodopa è mediata da un enzima transaminasi.

Confrontando campioni di feci prelevati da pazienti con Parkinson con campioni prelevati da pazienti sani, i ricercatori hanno alla fine scoperto che un residuo importante del farmaco non viene assorbito precocemente dall’intestino ma viene metabolizzato da batteri intestinali e trasformato in DHPPA, un metabolita, cosa che poi provoca stitichezza e costipazione.
“Ora che lo sappiamo, è possibile cercare inibitori degli enzimi nel percorso di deaminazione identificata nel nostro studio”, spiegano i ricercatori.

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