Pelle artificiale come nuovo sistema di input per dispositivi mobili onde trasmettere emozioni

La nuova pelle artificiale usata come dispositivo di input per un notebook (credito: Marc Teyssier)

Un nuovo dispositivo che “porta la tecnologia touch ad un livello superiore” è stato sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bristol. L’interfaccia, denominata Skin-On, imita in tutti i sensi la pelle umana nel senso che può recepire diverse tipologie di tocchi e può a “sentire” la presa dell’utente.
Può sentire, per esempio, le variazioni della pressione del tocco, la posizione dello stesso e può rilevare interazioni varie come una carezza, il solletico o anche un pizzico o una torsione.

Si tratta della prima volta in cui si aggiunge davvero la pelle ad un dispositivo informatico o interattivo, come spiega Anne Roudaut, professoressa di interazione uomo-computer dell’Università di Bristol che ha partecipato allo studio la quale aggiunge: “L’idea è forse un po’ sorprendente, ma la pelle è un’interfaccia con cui abbiamo molta familiarità, quindi perché non usarla e non usare la sua ricchezza con i dispositivi che usiamo ogni giorno?”

Si tratta di uno dei primi studi, infatti, che tendono a sfruttare la pelle artificiale non come un dispositivo di output, ad esempio per recepire segnali dall’esterno (la tipica pelle artificiale che si costruisce per i robot, per esempio), ma come un dispositivo di input per aumentare la variabilità relativa all’interazione che possiamo avere con un computer o con un qualsiasi dispositivo informatico tecnologico.
Per esempio questa pelle artificiale potrebbe essere innestata in uno smartphone e potrebbe consentire gesti tattili molto più naturali per trasmettere un messaggio espressivo ad un’altra persona, come una carezza.

Gli stessi ricercatori hanno infatti implementato anche un’applicazione di messaggistica con la quale gli utenti possono esprimere una più vasta gamma di emozioni rispetto a quella che si esprime, per esempio, con del testo o con delle immagini.
Come spiega Marc Teyssier, altro ricercatore impegnato nel progetto, in questo sistema “l’intensità del tocco controlla le dimensioni delle emoji. Una presa forte trasmette rabbia mentre solleticare la pelle mostra un’emoji sorridente e toccando crea un’emoji sorpresa”.

Lo stesso comunicato stampa che presenta il progetto, realizzato dagli scienziati dell’Università di Bristol in collaborazione con Telecomm ParisTech e con l’Università della Sorbona, lascia intendere che questo nuovo sistema potrebbe essere presto integrato e diventare uno standard in tutti i dispositivi mobili.

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