Pelle magnetica consente di manipolare oggetti virtuali senza toccarli

La realtà aumentata sta diventando sempre più familiare, soprattutto dopo l’enorme successo di Pokémon GO. I prototipi di interfacce che permettono di sfruttarla al meglio, di conseguenza, diventano sempre più numerosi. Un’ultima ricerca vede la creazione di un sensore magnetico ultrasottile che si applica sulla pelle, ad esempio della mano, e che permette di interagire con i campi magnetici stessi. In sostanza permette alla mano di manipolare oggetti virtuali, presenti solo all’interno di un computer o comunque di una realtà virtuale, senza toccare nulla.
La ricerca, pubblicata su Science Advances, è stata realizzata da un gruppo di fisici dell’Istituto tedesco Helmholtz-Zentrum Dresden-Rossendorf (HZDR) in collaborazione con altri scienziati.

Questa sorta di “pelle” che può sembrare un tatuaggio, almeno a prima vista, è composta da un foglio di materiale molto sottile che si può attaccare sulla pelle reale. Secondo i creatori, questa nuova”pelle” può fornire un vero sesto senso che va ad aggiungersi ai cinque sensi reali.
I sensori presenti all’interno del sottile strato permettono, tramite gesti semplicissimi, di comandare, muovere, spostare o comunque manipolare oggetti nella realtà virtuale o aumentata. Tutto questo grazie ad un magnete ultrasottile che elabora i movimenti, anche quelli più minimali, della mano, ad esempio, le sue rotazioni, e traducendo quei movimenti nel mondo virtuale in modo che possano influenzare altri oggetti digitali.

Secondo Denys Makarov dell’Institute of Ion Beam Physics and Materials Research all’HZDR, impegnato nella ricerca, i più diffusi metodi per manipolare gli oggetti virtuali utilizzano mezzi ottici, ad esempio fotocamere con relativi accelerometro usati come sensori. Questi sistemi, però, non vantano la risoluzione sufficiente per catturare i movimenti più piccoli, come ad esempio quelli delle dita. Inoltre si tratta di sistemi quasi sempre ingombranti che non possono essere adattati ad una mano o anche ad un paio di occhiali.
Questi nuovi sensori, che assomigliano ad una vera e propria seconda pelle, collegano in maniera più che diretta l’uomo alla macchina.

Fonti e approfondimenti



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