Per sopravvivere all’ultimo massimo glaciale umani si stanziarono sulle coste del Sudafrica

Waterfall Bluff, Sud Africa (credito: Erich Fisher)

Prove di occupazione umana lungo la costa orientale del Sudafrica in un periodo compreso tra 35.000 a 10.000 anni fa sono state trovate da due nuovi studi pubblicati nelle riviste Quaternary Science Reviews e Quaternary Research. Si tratta di un luogo abbastanza remoto, relativamente non studiato in passato e conosciuto come “Wild Coast”, la costa selvaggia.

Grazie a tecniche all’avanguardia i ricercatori hanno ricostruito come era la vita degli esseri umani durante questo periodo in questo luogo.
In particolare hanno condotto degli scavi nei pressi di un rifugio costiero roccioso del Mpondoland conosciuto come Waterfall Bluff. I ricercatori, proprio tramite gli scavi, hanno scoperto che durante l’ultima era glaciale, circa 35.000 anni fa, gruppi di essere umani si sono stanziati lungo questa costa durante la transizione all’epoca moderna, ossia l’olocene. E, sempre in questo pezzo di costa, gli esseri umani si sono “rifugiati” durante il periodo dell’ultimo massimo glaciale, un periodo molto freddo durato da 26.000 a 19.000 anni fa.

L’ultimo massimo glaciale è stato infatti un periodo caratterizzato da un intenso freddo che ha coinvolto praticamente tutto il mondo. Proprio questo periodo ha portato, tra l’altro, alla formazione del deserto del Sahara e ha causato importanti cambiamenti geomorfologici in varie parti del mondo, portando anche alla riduzione della foresta pluviale amazzonica.
Durante questo periodo in Africa ci furono migrazioni molto intense perché i gruppi di esseri umani cercavano di scampare al clima freddo e secco e a regioni che diventano sempre più inospitali.

In più, durante questo periodo, ci furono forti cali dei livelli del mare, cosa che espose una larga area della piattaforma continentale dell’Africa meridionale grande quasi quanto l’odierna isola di Irlanda. I cacciatori-raccoglitori che si rifugiano in quest’area, durante questi periodi, evidentemente devono aver percorso anche questa piattaforma continentale esposta che ora si trova sott’acqua.
“La stretta piattaforma nel Mpondoland è stata scolpita quando il supercontinente Gondwana si è disgregato e l’Oceano Indiano si è aperto. Quando ciò è accaduto, i luoghi con strette piattaforme continentali hanno limitato per quanto a lungo e quanto la costa sarebbe cambiata nel tempo”, spiega Hayley Cawthra, una ricercatrice impegnata nello studio.

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