
Uno studio recente dell’Istituto di Scienze e Tecnologie Ambientali dell’Università Autonoma di Barcellona (ICTA-UAB) rivela che il 70% delle famiglie spagnole con bambini spreca abitualmente cibo. I risultati sono stati pubblicati su Frontiers in Nutrition.[1]
Abitudini di spreco alimentare domestico
Lo studio ha esaminato 800 famiglie spagnole e ha scoperto che le famiglie con bambini piccoli e adolescenti sono quelle che scartano la maggior parte del cibo. Le famiglie monogenitoriali e quelle con figli più grandi sono quelle che sprecano di meno. Prodotti deperibili come verdura, frutta e cereali vengono comunemente sprecati, con i latticini che vengono gettati via in particolar modo nelle case con bambini piccoli.
Fattori alla base dello spreco alimentare
Le principali cause dello spreco alimentare sono la cattiva gestione e l’eccessivo acquisto di prodotti deperibili. Lo studio rileva che le donne, per lo più sotto i 54 anni e impiegate, in genere gestiscono la spesa alimentare, spendendo in media 537 euro al mese. Supermercati e ipermercati sono i principali luoghi di acquisto e, mentre la maggior parte delle famiglie consuma prodotti freschi ogni giorno, solo una piccola percentuale cucina ogni giorno.

Ridurre lo spreco alimentare
I ricercatori suggeriscono di pianificare i pasti e le liste della spesa per ridurre gli sprechi, notando che il 70% delle famiglie lo fa già. Pietro Tonini, ricercatore capo presso l’ICTA-UAB, sottolinea l’importanza di una pianificazione dettagliata dei pasti, del controllo delle scorte esistenti, del congelamento degli alimenti e del riutilizzo degli avanzi. Inoltre, i negozi più piccoli e i mercati comunali sono associati a meno sprechi rispetto ai supermercati più grandi.
Raccomandazioni politiche
Lo studio sostiene politiche pubbliche incentrate sull’istruzione, sulla promozione di sane abitudini alimentari e sull’incoraggiamento all’uso di prodotti locali e stagionali. Tonini sottolinea anche il ruolo degli strumenti e delle app online nella gestione degli inventari alimentari. Le politiche potrebbero incentivare l’acquisto all’ingrosso e migliorare la raccolta dei rifiuti organici, in particolare nei quartieri con molti bambini.

