Perché non ci sono calciatori dell’Africa orientale di successo? La risposta nel nuovo studio

Credito: Stewardesign, Pixabay, ID: 6849344

A differenza dell’Africa settentrionale, di quella occidentale e, sebbene in misura minore, di quella meridionale, l’Africa orientale non ha espresso tanti calciatori noti o che giocano nei principali campionati europei. Raramente vediamo nei campionati europei, per esempio, calciatori provenienti dalla Somalia, dal Kenya, dell’Etiopia o dalla Tanzania. Si tratta di un fenomeno che potrebbe apparire inconsueto e che viene affrontato da un ricercatore dell’Università di Passau, Germania, Christian Ungruhe, in un nuovo articolo su The Conversation.[1]

Calcio in Africa orientale “mal governato”

Il ricercatore ha anche effettuato uno studio, pubblicato nel 2020 sul Journal of Sport and Social Issues,[2] in cui ha affrontato proprio questa “discrepanza”, quella tra il numero dei calciatori dell’Africa orientale e quelli delle altre zone dell’Africa che sono giunti ad un certo livello di professionismo. Il ricercatore è giunto alla conclusione che, in generale, il calcio è uno sport “mal governato in Africa orientale”.

Mancano soldi e leadership

Oltre ad una gestione finanziaria debole, una caratteristica che comunque riguarda anche diverse altre nazioni di altre zone dell’Africa, le nazioni dell’Africa orientale soffrono di una leadership scarsa e di un livello di corruzione che hanno un impatto molto negativo sullo sport, in particolare sul calcio. La mancanza di soldi, in particolare, influisce molto: non ci sono soldi per pagare quei soggetti più importanti che possano accompagnare i giocatori verso una carriera di successo. Si parla di professionisti come preparatori atletici, medici sportivi e anche allenatori. Il mancato supporto economico si rivela fondamentale, inoltre, anche per quanto riguarda le infrastrutture.

Il caso della Tanzania

Il ricercatore si è interessato in particolare alla Tanzania. In questo paese non c’è un vero e proprio sistema di calcio giovanile. Manca una strategia in questo settore nonostante ci siano tanti giovani di talento. Questi ultimi, sostanzialmente, non vengono mai scoperti perché chi non c’è una struttura alla base. Alcuni paesi dell’Africa occidentale, per esempio, come la Nigeria e il Ghana, hanno un sistema di leghe giovanili a livello nazionale molto più pronunciato. Questo sistema apre la strada a tanti giovani affinché possano essere scoperti, giocare nelle nazionali giovanili e quindi trasferirsi in Europa o comunque avere una buona carriera anche a livello nazionale.

Vecchi legami coloniali

Inoltre, spiega il ricercatore, contano anche i “vecchi legami coloniali”. Per esempio nelle colonie appartenute alla Francia dell’Africa occidentale e settentrionale molti cacciatori sono favoriti per quanto riguarda la possibilità di andare a giocare in Francia. Lo stesso vale, per fare un altro esempio, per la Repubblica Democratica del Congo, i cui calciatori hanno maggiori possibilità di andare a giocare in Belgio, o per le ex colonie portoghesi del Mozambico e dell’Angola. Questo legame risulta però più debole per quanto riguarda le ex colonie britanniche e ciò si spiega anche con le norme sull’immigrazione che sono state sempre più inasprite in Gran Bretagna nel corso degli ultimi anni.

Scarsa cultura della migrazione all’estero

Infine spiega il ricercatore, la mobilità sociale dei paesi dell’Africa orientale non è sempre collegata ad una migrazione all’estero. In sostanza i giovani dei paesi dell’Africa orientale non sono caratterizzati da una cultura della migrazione come quella che è presente tra i giovani dell’Africa occidentale o dell’Africa settentrionale. Ciò influisce negativamente anche sulle possibilità che un giovane calciatore possa trasferirsi in Europa.

Note e approfondimenti

  1. East African footballers are a rarity on the global stage: we analysed why
  2. Why are East African Players Absent in European Football? Localizing African Football Migration Along Structural Constraints, Colonial Legacies and Voluntary Immobility – Christian Ungruhe, Mads Backer Schmidt, 2020 (DOI: 10.1177/0193723520919820)
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