Perché non intercettiamo (quasi) mai un’esplosione di supernova nella nostra galassia?

Credito: To Ko, Pixabay, 1104274

L’ultima supernova registrata nella via Lattea risale addirittura al 1604 quando fu riportata diversi astronomi in luoghi diversi del mondo e tra questi vi era anche Keplero. Sono passati dunque più di quattro secoli dall’ultimo avvistamento di supernova della nostra galassia (altri avvistamenti riguardano supernovae di altre galassie) e solo questa informazione fa capire quanto siano rare. Si stima che solo nella via Lattea ne avvengano due ogni secolo. La supernova è l’esplosione finale di una stella molto massiccia o di una nana bianca (in quest’ultimo caso si parla di supernova di tipo Ia).

Dunque perché, dopo la supernova del 1604, non sono state più rilevate nella nostra galassia nonostante le nostre tecnologie di osservazione sono progredite costantemente? Per rispondere a questa domanda alcuni ricercatori hanno pubblicato uno studio per ora disponibile solo su arXiv.
In effetti da allora abbiamo osservato solo resti di supernova, sostanzialmente le nebulose che appaiono dopo l’esplosione e che si propagano nello spazio per migliaia di anni, praticamente la pistola fumante della supernova, ma mai l’esplosione vera e propria.

Lo studio conferma quello che era solo un sospetto: dipende tutto dalla nostra posizione e dalla posizione della stella che esplode. A nasconderci le supernovae, che sono comunque eventi molto luminosi, è soprattutto il fitto banco di polveri e gas che si trova nel disco sottile, nonché affollatissimo di stelle, della nostra galassia. Ed è proprio in questa regione che avviene la maggior parte delle supernovae, una regione però “oscurata” dal nostro punto di osservazione.

Per essere visibile una supernova che avviene nella nostra galassia deve trovarsi in una determinata posizione, che non combaci troppo dal nostro punto di osservazione con il disco appiattito della galassia, e con una linea di visuale non occupata da troppi oggetti, stelle o polveri. Evidentemente una condizione, quest’ultima, non proprio ordinaria dato che i nostri strumenti non hanno mai intercettato da allora una di queste esplosioni in “presa diretta”.

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