Pesce cambia colore perché “vede” con la pelle

Lachnolaimus maximus (credito: File:Fish (4641997971).jpg - Wikimedia Commons, Sander van der Wel, CC BY-SA 2.0, cropped)

Non ci sono solo le meduse e simile a poter cambiare il colore della propria pelle a seconda della situazione. Anche diversi pesci, come ad esempio il Lachnolaimus maximus, può cambiare il colore della parte esterna del proprio corpo passando da un bianco perlaceo al marrone oppure al rossastro in pochi millisecondi.
Si è sempre sospettato che questa capacità di cambiare il colore della propria pelle in un lasso di tempo così breve non sia dovuta alla capacità di percepire il mondo circostante con gli occhi, e dunque tramite la vista classica, ma alla capacità di visualizzare il mondo esterno con la pelle, attraverso la cosiddetta “visione della pelle”. Tuttavia il vero funzionamento dietro a questo processo resta un mistero.

Una nuova ricerca, apparsa sul Journal of Comparative Physiology A. e realizzata da un gruppo di ricercatori della Duke University, ha inteso analizzare proprio questa capacità.
I risultati confermano che si tratta di due capacità ben distinte: la vista attraverso gli occhi e quella attraverso i tessuti della pelle non sono collegate e possono essere sensibili a vari cambiamenti delle lunghezze d’onda della luce.
Ad esempio la visione attraverso la pelle permette di “vedere” l’avvicinamento di un predatore grazie all’ombra provocata da quest’ultimo.

Nello specifico i ricercatori si sono concentrati sul Lachnolaimus maximus, un pesce che vive in acque poco profonde nell’oceano Atlantico occidentale.
Questo pesce riesce a cambiare in una frazione di secondo il colore della propria pelle. Ad esempio la pelle può diventare dello stesso colore del fondale marino onde mimetizzarsi agli occhi di un predatore.

Questi cambiamenti sono dovuti ai cosiddetti cromatofori, organi sensibili esterni della pelle peraltro presenti in diverse specie animali acquatiche. Questi, organelli sono attivati dalla luce e sono responsabili della distribuzione dei pigmenti che attivano o meno un colore della pelle.

Analizzando il DNA della pelle di questi pesci, gli scienziati hanno compreso che non esiste un vero e proprio gene relativo al sistema di visione della pelle, come avviene ad esempio per diverse specie di gamberi, ma più che altro il sistema stesso si basa su una reazione molecolare a catena alla cui base vi è la molecola AMP ciclico (adenosina monofosfato ciclico).

Si tratta Dunque di un vero e proprio secondo sistema visivo che fornisce informazioni vitali all’animale su oggetti o altri animali anche situati del tutto fuori dal campo visivo tradizionale.

Fonti e approfondimenti



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