Pezzi di mantello interno sulla superficie della Luna, ecco dove trovarli

La concentrazione di torio nel polo sud della Luna può essere analizzata per capire dove è più probabile trovare pezzi del mantello interno espulsi durante l'impatto che ha formato il Bacino di Aitken (credito: NASA/LRO/Lunar Prospector/D. Moriarty)

La Luna ha subito, nel suo lontano passato, un intenso processo di trasformazione. A seguito della sua formazione, infatti, il nostro satellite naturale era ricoperto pressoché interamente da un vero e proprio oceano di roccia fusa. Questo magma, con il passare del tempo, andò raffreddandosi e solidificandosi e ciò portò i minerali più densi ad affondare e ad andare a formare il mantello. I minerali che non erano così densi non affondarono e galleggiarono sulla crosta che poi si solidificò. In seguito, con i vari bombardamenti degli asteroidi, che tra l’altro coinvolsero anche il nostro pianeta, alcuni pezzi di mantello schizzarono via e si dispersero sulla superficie.

Sarebbe interessante analizzare pezzi del mantello interno

Sarebbe molto interessante trovarli in quanto poterli analizzare permetterebbe di capire di più riguardo a queste zone nascoste ed interne del nostro satellite naturale. In questo senso un nuovo studio, condotto da scienziati della NASA, aiuta ad identificare quei posti, sulla superficie della Luna, dove è più probabile che questi pezzi di mantello, provenienti dall’interno del satellite, possano trovarsi.
Secondo i ricercatori un luogo sicuramente da esplorare é il vasto polo sud, in particolare la zona del bacino di Aitken. Si tratta di una zona che si trova perlopiù nel lato opposto della Luna, quello a noi non visibile.

Il bacino di Aitken

Il bacino di Aitken, del diametro di 2600 chilometri, si è formato proprio tramite l’impatto di un asteroide. Deve essere stato un impatto enorme, il più grande mai avvenuto sulla Luna, almeno tra quelli che abbiamo individuato. Secondo i ricercatori, questo evento ha provocato la dispersione di numerosi pezzi di mantello nell’area. Per individuarli basta analizzare le concentrazioni di torio. In particolare due crateri interni al bacino sembrano avere concentrazioni di torio particolarmente alte. È proprio in questi due crateri che, secondo i ricercatori della NASA, le prossime missioni della NASA dovrebbero concentrarsi.

Studio può avere anche altre implicazioni

Come spiega Daniel Moriarty del Goddard Space Flight Center, un ricercatore dell’Università del Maryland, questo studio rappresenta la valutazione più aggiornata e dettagliata riguardante l’evoluzione delle aree interne della luna. Comprendere i processi interni del nostro satellite naturale in maniera più dettagliata potrebbe inoltre essere utile per capire come un riscaldamento precoce può avere influenza sulla distribuzione dell’acqua e dei gas atmosferici in un pianeta: l’acqua evapora del tutto onne restano tracce.
E, conseguentemente, quali sono le implicazioni di fenomeni del genere per la genesi e lo sviluppo della vita?

Evoluzione del mantello lunare molto complessa

In realtà, come spiega lo stesso Moriarty, l’evoluzione del mantello lunare è molto complicata, molto di più di quanto si pensava una volta: “Alcuni minerali che cristallizzano e affondano presto sono meno densi dei minerali che cristallizzano e affondano più tardi. Ciò porta a una situazione instabile con materiale leggero vicino alla parte inferiore del mantello che cerca di salire mentre il materiale più pesante più vicino alla parte superiore scende. Questo processo, chiamato ‘ribaltamento gravitazionale’, non procede in modo pulito e ordinato, ma diventa disordinato, con un sacco di mescolanze e ritardi imprevisti lasciati indietro”, spiega il ricercatore. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Geophysical Research.

Note e approfondimenti

  1. Locations of the Early Molten Moon’s Deep Secrets (IA)
  2. (credito: NASA/LRO/Lunar Prospector/D. Moriarty)

  3. Evidence for a Stratified Upper Mantle Preserved Within the South Pole-Aitken Basin (IA)

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