Pianeta Nove potrebbe essere un buco nero primordiale

Sono anni che gli astronomi stanno cercando di comprendere se oltre Nettuno, al di là dello stesso Plutone, esiste un altro pianeta, definito come “pianeta Nove” o “pianeta X” .

Pianeta Nove

Se lo stanno chiedendo perché diverse “anomalie” gravitazionali hanno convinto diversi astronomi che deve esserci un corpo abbastanza massiccio da poter condizionare, almeno in parte, gli altri corpi situati alla periferia del sistema solare, in particolar modo i cosiddetti “oggetti trans-nettuniani”, ossia tutta quella pletora di corpi di ogni dimensione che si trova al di là di Nettuno.
Si stima, qualora esistesse davvero, che possa avere una massa tra 5 e 15 volte quella della Terra e che possa trovarsi ad una distanza compresa tra 45 e 150 miliardi di chilometri dal Sole.

E se fosse un buco nero

Ed è proprio per questa distanza che non è stato possibile individuarlo con i normali telescopi.
E se questo corpo X fosse in realtà un buco nero? È l’ipotesi messa sul tavolo da due ricercatori che hanno pubblicato il proprio studio su arXiv.

Buchi neri primordiali

Secondo i ricercatori potrebbe trattarsi di un buco nero primordiale, ossia un buco nero che non si è originato dal collasso di una stella ma dalla materia addensatasi nel corso dell’espansione iniziale dell’universo.
Secondo la teoria, si tratterebbe di buchi neri formatisi durante il primo secondo dopo il big bang, nel corso della cosiddetta inflazione cosmica, a causa di leggere fluttuazioni della densità stessa dell’universo, fluttuazioni che hanno portato a collassi gravitazionali. La loro massa potrebbe essere anche molto più piccola di quella dei buchi neri “stellari”.
Tra l’altro non sarebbero fatti di materia barionica, proprio perché questo tipo di materia quando sono nati ancora non esisteva, ed anche per questo sono stati considerati dei buoni candidati per la materia oscura.

Materia oscura e antimateria oscura

Se l’oggetto X fosse un buco nero primordiale, risulterebbe sostanzialmente impossibile da individuare (si parla di un buco nero che naturalmente non emette luce e che potrebbe essere misurabile in decine di cm).

Tuttavia, spiegano gli astronomi, intorno ad esso si estenderebbe una sorta di alone di materia scura fino ad un miliardo di chilometri, tutt’intorno al buco nero stesso. Una sorta di “microhalo” fatto di materia oscura, come gli stessi ricercatori lo definiscono nello studio.
Ma neanche questo enorme alone sarebbe individuabile. Si parla di materia oscura, qualcosa che sembra non interagire, a parte la gravità, con nulla e che sostanzialmente non sappiamo nemmeno di cosa è fatta.

Tuttavia resterebbe un’ultima speranza: secondo gli autori di questo studio, la presenza del buco nero potrebbe essere avvertita grazie alle collisioni tra questa materia oscura e l’antimateria oscura. Dette collisioni, infatti, rilascerebbero raggi gamma che potrebbero essere rilevati da speciali telescopi.
Proprio per questo gli astronomi e i fisici utilizzeranno il Fermi Gamma-ray Space Telescope per cercare di individuare questi lampi gamma.

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