Pianeta sopravvissuto alla “morte” della stella individuato da scienziati: l’incredibile scoperta nel centro della Via Lattea

Una delle domande più interessanti che riguardano il nostro piccolo angolo galattico, il sistema solare, è relativa al suo destino: sappiamo che il Sole, ad un certo punto, si espanderà tantissimo e praticamente cancellerà almeno i primi 2-3 pianeti interni, probabilmente anche la Terra. Ma come avverrà tutto questo? Il destino del Sole davvero già segnato? E la Terra sarà letteralmente inglobata dal sole stesso in espansione o semplicemente arderà con temperature superficiali inimmaginabili?

Prima scoperta di un pianeta sopravvissuto alla morte della sua stella

La nuova scoperta di un team di ricercatori che hanno usato i dati raccolti dall’Osservatorio Keck alle Hawaii potrebbe rivelarsi molto utile per tentare di fornire risposte più precise a queste domande. In un nuovo studio, pubblicato su Nature,[1] i ricercatori descrivono la prima scoperta di un esopianeta che è sopravvissuto alla morte della stella intorno alla quale orbitava. E sembra esserci riuscito senza che la sua orbita sia stata alterata.
Si tratta di un gigante gassoso, abbastanza simile a Giove sia per ciò che concerne la massa sia per quanto riguarda la distanza da quella che era la sua stella.

Pianeta gassoso sembra essere sopravvissuto senza particolari problemi

La stella ha terminato la sua esistenza trasformandosi in una nana bianca dopo una fase molto violenta in cui si è ingigantita diventando una “gigante rossa” durante la quale ha espanso i propri confini di centinaia di volte. Proprio quello che dovrebbe succedere al Sole tra circa 5 miliardi di anni.
Il pianeta gassoso sembra però essere sopravvissuto senza particolari problemi, probabilmente anche grazie alla lontananza dalla stella. Eventuali pianeti più interni, infatti, che comunque non sono stati individuati dallo studio, probabilmente non hanno avuto un destino simile.

Vita può assurgere anche sulle lune dei pianeti gassosi

Si tratta di un destino interessante quello del pianeta scoperto dai ricercatori. Sappiamo, infatti, che la vita potrebbe sorgere anche sulle lune dei pianeti giganti gassosi, anche quelli molto lontani dalle stelle, grazie ad un effetto “mareale” che produce calore interno sulla luna stessa. Ciò avviene a causa della gravitazione del pianeta gigante intorno a cui la luna orbita, un’attrazione che produce una sorta di “stiramento” della luna stessa, una cosa che sembra accadere anche con alcune lune di Giove nel nostro sistema solare.
Ora la domanda è: una eventuale forma di vita su una di queste lune potrebbe sopravvivere ad una trasformazione così violenta come quelle che ha riguardato la nana bianca del sistema analizzato dai ricercatori?

Sistema individuato grazie a microlensing gravitazionale

I ricercatori, infatti, tramite un evento di microlensing gravitazionale ed utilizzando i dati raccolti all’infrarosso dall’osservatorio Keck, hanno ottenuto un “mancato rilevamento” di una stella gigante ed alcuni indizi che portano alla presenza di un pianeta gioviano distante circa 2,8 unità astronomiche da quella che molto probabilmente oggi è una nana bianca. Gli scienziati non avrebbero mai potuto individuare questo pianeta con il metodo “classico”, ossia quello del transito: la nana bianca emette pochissima luce ed è troppo piccola per sfruttare questo effetto. Hanno invece usato il sistema della microlente gravitazionale che permette di “ingrandire” determinati oggetti grazie al fatto che la luce, in viaggio da questi oggetti verso di noi, può essere deviata da altri oggetti massicci posti nell’intermezzo.

In futuro molti altri pianeti intorno a nane bianche verranno scoperti

Il sistema si trova nell’area centrale della nostra galassia e rappresenta, secondo i ricercatori, una sorta di visione del futuro del nostro sistema solare e di Giove. Molti scienziati, infatti, credono che la fine del nostro Sole non dovrebbe produrre conseguenze troppo gravi per i pianeti più esterni del sistema solare, soprattutto per quelli giganti come Giove e Saturno, ma naturalmente avere una conferma conservativa di questo è tutta un’altra storia.
Si pensa, però, che in futuro tramite una nuova tecnica, l’astrometria, e con una nuova missione Gaia, potranno essere trovati dozzine di pianeti orbitanti intorno a nane bianche, scoperte che chiariranno ancora di più quale sarà davvero il destino del nostro sistema solare e soprattutto dei pianeti che orbitano intorno al Sole.

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Note e approfondimenti

  1. A Jovian analogue orbiting a white dwarf star | Nature (IA) (DOI: 10.1038/s41586-021-03869-6)

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