Pianeti in zona abitabile possono non essere adatti alla vita a causa di radiazione stellare

Anche se un pianeta si trova nella cosiddetta “zona abitabile” non è detto che possa vantare le condizioni ideali e neanche sufficienti per l’esistenza della vita perché la stella intorno alla quale gira può “inondarlo” di radiazioni mortali periodiche.
Quello che era un forte sospetto degli astronomi e degli esobiologi è stato confermato tramite un nuovo studio apparso su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society e condotto da Dimitra Atri, scienziato del Center for Space Science Research dell’Università di New York.

Il ricercatore ha confermato, nel suo studio, che i pianeti possono essere soggetti e in generale molto sensibili ai cosiddetti “flare”, vere proprie esplosioni di radiazione provenienti dalla stella che possono porre fine praticamente ad ogni forma di vita (tranne forse a quelle che sono solite frequentare solo il sottosuolo).
L’unico modo per far sì che la vita possa prosperare anche di fronte ad esplosioni di radiazioni del genere è una atmosfera sufficientemente densa o un buon campo magnetico, cosa che la Terra può vantare ma che sembrano sempre più essere caratteristiche non tipiche dei pianeti.

Il ricercatore ha utilizzato i dati provenienti da 70 grandi eventi di emissione di radiazioni provenienti da stelle osservati tra il 1956 e il 2012. Ha poi simulato al computer l’interazione di questi “bagliori” con varie tipologie di atmosfere esoplanetarie.
Il ricercatore è giunto alla conclusione che questi flare possono aumentare in maniera massiccia il livello di radiazione sulla superficie del pianeta interrompendo le condizioni potenzialmente abitabili e dunque interferendo con l’eventuale esistenza della vita stessa.

La stessa simulazione confermava che la densità atmosferica e un eventuale campo magnetico rappresentano i due principali fattori che possono proteggere le superfici dei pianeti da questi getti violenti di radiazione.
“Mentre continuiamo a esplorare i pianeti del sistema solare e oltre, scoprire se questi pianeti hanno la capacità di sostenere la vita continua ad essere di immensa importanza”, riferisce lo stesso Atri. “Ulteriori progressi in questo settore miglioreranno la nostra comprensione della relazione tra eventi solari estremi, quantità di di radiazioni e abitabilità planetaria”.

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