Piante terrestri originatesi da alghe d’acqua dolce secondo nuovo studio

I fossili di spore analizzati dai ricercatori risalgono al basso ordoviciano (480 milioni di anni fa) e colmano un vuoto tra i fossili delle prime forme di spore del cambriano, da alcuni non considerate neanche appartenenti a vere spore, e le spore del tardo ordoviciano e del siluriano (credito: Paul Strother)

Come si sono evolute le prime piante sulla terraferma? Sappiamo che molto probabilmente sono nate dalle alghe ma i dettagli non sono precisi anche a causa di una sorta di “vuoto” evolutivo riguardo all’evoluzione delle prime spore che attualmente esiste. Secondo un nuovo studio le prime piante sarebbero nate da alghe d’acqua dolce. Lo studio è stato condotto da ricercatori del Boston College pubblicato su Science.
I ricercatori hanno analizzato microfossili simili a spore le cui caratteristiche suggeriscono che la comprensione che tradizionalmente abbiamo riguardo l’evoluzione delle piante terrestri debba cambiare.

Campioni risalgono all’ordoviciano inferiore

I campioni fossili analizzati dai ricercatori sono stati ritrovati più di sessant’anni fa in Australia e risalgono all’ordoviciano inferiore, un periodo corso circa 480 milioni di anni fa. Queste nuove analisi, secondo i ricercatori, colmano un vuoto che esiste riguardo alla conoscenza che abbiamo del ritmo di evoluzione delle prime piante, un vuoto di circa 25 milioni di anni. Il vuoto sarebbe causato, in particolare, da una mancanza di fossili che facciano da collegamento tra le spore più vecchie e le prime piante intere sulla terraferma.
Il nuovo modello sviluppato dai ricercatori fa ricadere l’origine delle piante terrestri alle alghe verdi d’acqua dolce, dette anche alghe carofite, come spiega Paul Strother, paleobotanico a Boston e uno degli autori dello studio.

Mix di fossili

“Abbiamo trovato un mix di fossili che collegano microfossili simili a spore più vecchi e più problematici con spore più giovani che sono chiaramente derivate da piante terrestri”, spiega Strother. “Questo aiuta ad allineare la registrazione delle spore fossili con le date dell’orologio molecolare se consideriamo l’origine delle piante terrestri come un processo a lungo termine che coinvolge l’evoluzione dello sviluppo embrionale”.
L’evoluzione della pianta terrestre sarebbe avvenuta con una prima evoluzione delle spore vegetali, quindi dei primi tessuti e, per finire, di piante macroscopiche complete. Probabilmente le prime piante terrestri erano molto simili all’odierno muschio.

Quadro evolutivo ora molto più chiaro

Dando alle spore un ruolo di primo piano per quanto riguarda l’evoluzione delle piante terrestri, il divario esistente tra la datazione molecolare e i fossili che abbiamo effettivamente recuperato tende a scomparire: “Abbiamo un quadro molto più chiaro di un passo evolutivo completamente nuovo: dalla semplice cellularità alla complessa multicellularità”, spiega ancora Strother.
“Dobbiamo allontanarci dal pensare all’origine delle piante terrestri come una singolarità nel tempo, e invece integrare i reperti fossili in un modello evo-devo di assemblaggio del genoma attraverso milioni di anni durante l’era paleozoica, in particolare tra le divisioni Cambriano e Devoniano all’interno di quell’era”, riferisce il ricercatore. “Ciò richiede una seria reinterpretazione di fossili problematici che in precedenza erano stati interpretati come funghi, non come piante”.

Note e approfondimenti

  1. A fossil record of land plant origins from charophyte algae | Science (IA) (DOI: 10.1126/science.abj2927)

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