Piante che tollerano sale, in sviluppo metodo derivante dalla quinoa

Il problema del sale nei campi di coltivazione è piuttosto diffuso e si tratta di un fenomeno che, se non controllato, potrebbe mettere in pericolo l’alimentazione dell’intera popolazione umana nel futuro. Il salinismo del suolo ccolpisce in particolare quelle zone più asciutte della Terra dove gli agricoltori sono maggiormente costretti ad irrigare i campi con una notevole quantità di acqua.
Spesso ciò compromette il livello medio della quantità di vari sali presente nel sottosuolo, come ad esempio il sodio o il cloruro. Questi sali vengono immessi nel terreno e lì restano anche dopo l’evaporazione dell’acqua andando poi a colpire anche le colture seguenti.

Una nuova ricerca, portata avanti da Rainer Hedrich, scienziato e botanico presso il Julius-Maximilians-Universität (JMU) di Würzburg, Germania, e da Sergey Shabala, Università della Tasmania, intende innescare un processo per lo più naturale onde sviluppare piante che possano tollerare il sale.
A tal proposito è stata analizzata la pianta della quinoa (Chenopodium quinoa), una sorta di cereale sudamericano, originario delle Ande, dove è stato utilizzato come fonte di alimentazione per 7000 anni. Questa pianta è capace di assorbire il sale in maniera del tutto naturale memorizzandolo in delle specie di vesciche sulla superficie delle foglie. La pianta, infatti, può crescere senza problematiche particolari anche su terreni salini.

I ricercatori stanno dunque cercando di trovare un modo per imitare il processo della quinoa e per questo anno decodificato il DNA della pianta. Sono poi stati confrontati i geni delle foglie e delle cellule delle vesciche raccogli-sale e sono stati isolati quei geni che operano proprio nelle cellule sfruttando particolari processi energetici.
Questo è solamente il primo passo. Come specifica lo stesso Hedrich, ulteriori ricerche andranno fatte per combinare queste informazioni relative alla genetica della pianta onde sviluppare meccanismi molecolari riproducibili poi in altre tipologie di piante da coltura.

Fonti e approfondimenti



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