Piccolo dispositivo rimuove sale dall’acqua con energia solare

Un nuovo ed innovativo dispositivo per desalinizzare l’acqua tramite l’utilizzo dell’energia solare è stato sviluppato da un gruppo di scienziati dell’Università di Bath. Le caratteristiche e soprattutto le dimensioni di questo dispositivo ne permettono l’utilizzo anche in unità mobili.

Inoltre il processo per la desalinizzazione, secondo gli stessi ricercatori, risulta a basso costo, coinvolge un basso consumo energetico e necessita di una bassa manutenzione, tutte caratteristiche che permetterebbero al dispositivo di essere molto utile in quelle aree più remote oppure colpite da catastrofi in cui l’acqua dolce o potabile non è più reperibile.

Il prototipo che i ricercatori hanno analizzato è stampato in 3D e vede la presenza di due camere interne che estraggono e accumulano il sale.
Applicandole energia al dispositivo, dei cationi salini, ossia degli ioni caricati positivamente, e degli anioni salini, ossia ioni caricati negativamente, scorrono tra queste due camere attraverso una membrana sintetica molto sottile.

Si tratta di un flusso unidirezionale tramite il quale è possibile pompare il sale prelevandolo dal acqua di mare. Il processo trasforma l’acqua di mare in acqua dolce, un processo che di solito ha bisogno di alti livelli di energia, se paragonati ai livelli di acqua potabile ottenuta, e che spesso è fatto in veri e propri impianti industriali.

In questo caso, come sottolinea Frank Marken del Dipartimento di Chimica, ci si trova di fronte a un dispositivo di dissalazione ad energia solare che può servire un piccolo numero di famiglie tramite un “processo completamente nuovo”, come lo definisce lo stesso Marken che aggiunge: “Siamo le prime persone a utilizzare minuscoli diodi delle dimensioni di un micron in un prototipo di dissalazione”.

Lo stesso dispositivo, inoltre, consente anche La concentrazione del sale il quale può essere poi utilizzato per tantissimi altri usi, dall’integrazione alimentare fino alla sbrinatura delle strade.
Ciò è differente dalla maggior parte degli altri processi di desalinizzazione dell’acquamarina che vedono il sale scorporato nel mare stesso, una cosa che tra l’altro sconvolge livelli di salinità dell’ecosistema marino.

Budi Riza Putra, altro ricercatore che ha guidato il progetto, dichiara: “Dobbiamo trovare materiali porosi nuovi e migliori in grado di pompare ioni. Lo spessore della membrana, il numero dei pori e il diametro dei pori devono essere tutti ottimizzati. Speriamo di trovare esperti di materiali che possano aiutarci in questo”.

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