Pipistrelli viaggiatori incredibili, ecco quanti km riescono a percorrere ogni anno

Pteropus scapulatus (credito: Raina Plowright, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons)

Un team di ricercatori ha analizzato tre specie di pipistrelli dell’Australia orientale. I ricercatori hanno analizzato i movimenti e le migrazioni di un totale di 201 esemplari, installando sui loro corpi dei trasmettitori satellitari. Si sono concentrati, come rileva Science, su tre specie di pipistrelli (volpe volante nera o Pteropus alecto, volpe volante dalla testa grigia o Pteropus poliocephalus e volpe volante rossa o Pteropus scapulatus ) e hanno confermato che sono viaggiatori instancabili, probabilmente i mammiferi che percorrono più km tra tutti quelli esistenti.

In particolare il Pteropus scapulatus riusciva a percorrere, in media, più di 5000 km all’anno (con picchi di distanza in un anno registrati da ricercatori di 6073 km), un numero di km nettamente superiore a quello dei caribù, altri mammiferi noti perché migrano a lunga distanza ma che di solito non percorrono più di 1000-1200 km ogni anno in totale.
Con capacità migratorie del genere, un pipistrello di questa specie potrebbe arrivare sulla Luna in circa 76 anni.
Si tratta di pipistrelli, quelli del genere Pteropus, più grandi della media: gli esemplari possono pesare più di 1 kg e vantano un’apertura alare di un metro. Non sono molto aggressivi e invece di andare in cerca di prede, come fanno la stragrande maggioranza dei pipistrelli, tendono a nutrirsi di in nettare, semi e pollini.

Proprio perché si nutrono di questi alimenti, secondo i ricercatori sono elementi chiave dei loro ambienti in quanto disperdono gli stessi semi permettendo alle piante di crescere più efficientemente e anche su distanze più lunghe.
Quando viaggiano su queste lunghe distanze non sembrano avere un obiettivo fisso tanto che, secondo i ricercatori, sono “nomadi”: vagano in maniera casuale alla ricerca di piante che siano fiorite da poco. Quando non sono in viaggio, ossia di giorno, passano il tempo attaccati sugli alberi. Lo studio è stato pubblicato su BMC Biology.

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